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Il mandato di arresto europeo

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14 Un’altra ipotesi di rifiuto si ha quando lo Stato richiesto ritenga che l’esecuzione della domanda possa arrecare “pregiudizio alla sovranità, alla sicurezza e ad altri interessi essenziali del Paese”. E’ doveroso qui accennare anche, con riferimento all’Unione Europea, ai miglioramenti apportati in materia nel 2000 5 , al fine di completare e facilitare l'applicazione della Convenzione del 1959. L’obiettivo perseguito dalla Convenzione è quello di incoraggiare ed attualizzare l’assistenza tra le autorità giudiziarie, di polizia e delle dogane e rendere più agevole anche l’uso della Convenzione sull’applicazione dell’Accordo di Schengen del 1990 6 e del trattato Benelux del 1962, rispettando i principi fondamentali di 5 Con Atto del Consiglio del 29 maggio 2000 è stata decisa, conformemente all'art. 34 del Trattato sull’Unione Europea, la Convenzione relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell'Unione Europea. E’ pubblicata nella Gazzetta ufficiale C 197 del 12.07.2000. Le principali innovazioni introdotte dal testo convenzionale riguardano: a) la normativa applicabile nell’esecuzione della rogatoria; b) il termine di esecuzione della rogatoria; c) la previsione di una serie di norme processuali e di previsione di nuovi strumenti investigativi, che hanno indubbiamente una rilevanza specifica nel settore dell’azione di contrasto al fenomeno del traffico di stupefacenti; d) le forme di cooperazione introdotte dalla nuova Convenzione (squadre investigative comuni, consegne sorvegliate, operazioni di infiltrazione) possono essere attivate anche dalle autorità di polizia autonomamente, nelle attività di raccolta della “notizia criminis”, allorché la direzione delle indagini non sia ancora stata assunta dal pubblico ministero; e) la videoconferenza, di cui all’art. 10. 6 L’accordo è stato firmato e raggiunto il 14 giugno ’85 tra Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo), Francia e Germania. All’accordo hanno successivamente aderito Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Ha avuto per obiettivo quello della graduale eliminazione dei controlli alle frontiere interne in modo da raggiungere uno spazio di libera circolazione delle persone e delle merci. Il 19 giugno ’90 è stata sottoscritta da tutti i paesi firmatari dell’accordo la relativa Convenzione applicativa in modo da disciplinare le diverse misure compensative degli effetti dell’abolizione dei controlli alle frontiere. L’Italia ha aderito alla Convenzione, ratificando sia l’accordo che la suddetta Convenzione, con Legge n. 388 del 30 settembre ’93, entrata in vigore per l’Italia il 26 ottobre 1997. Attualmente l’accordo e la relativa Convenzione sono in vigore tra Austria, Belgio, Germania, Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna. Danimarca, Finlandia e Svezia hanno solo aderito all’accordo, mentre Islanda e Norvegia sono semplici osservatori. Irlanda e Regno Unito sono rimaste fuori dall’ “Area Schengen” ma hanno da tempo chiesto di aderire alla parte delle disposizioni della Convenzione relative alla materia di cooperazione di polizia e giudiziaria. In virtù del Protocollo sull’integrazione dell’acquis di Schengen nell’ambito dell’Unione Europea ad opera del Trattato di Amsterdam, la Convenzione di Schengen e quindi il sistema di diffusione internazionale delle ricerche a scopo estradizionale, è divenuto parte del diritto dell’Unione e quindi il Comitato esecutivo Schengen è stato sostituito dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea.
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Il mandato di arresto europeo

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Informazioni tesi

  Autore: Fabiana Malorgio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Ugo Villani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

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