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Fersen, ovvero il ritorno al rito

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3 frequente che sia il male, sia il bene che hanno fatto parte del nostro passato e della nostra storia vengano cancellati dai luoghi che li hanno ospitati per lasciar posto ad un presunto progresso e modernità. Il mio intento non è conservatore, ma credo che per un vero progresso dell’uomo ci sia bisogno di legarsi alle tradizioni e alla magia di riti antichi. Ecco perché forse io coglievo nei volti della gente mentre ascoltavano antiche canzoni, uno sguardo malinconico e nello stesso tempo la curiosità di un bambino. Le tradizioni non riguardano solo il mondo ebraico e se fossi alla ricerca di un patrimonio folcloristico potrei anche non staccarmi dal mio luogo natio oppure potrei esplorare il mondo africano o il teatro nô i giapponese, ma ho preferito approfondire un mondo che conosco in parte e che è più vicino alla mia persona. Il secondo motivo mi porta ad approfondire un argomento affrontato nelle righe iniziali: il teatro ebraico a mio parere offre nella sua modalità scenica un’arte del palcoscenico completa o meglio punta ad un teatro totale, la stessa direzione verso la quale si è orientata tutta la ricerca di Alessandro Fersen, il regista e l’uomo di teatro su cui ho deciso d’incentrare una cospicua parte della mia tesi. Per teatro totale intendo una forma d’arte che racchiuda in sé il canto, la danza, la parola, la mimesi, il racconto, il rito e tutti quegli aspetti che sono necessari per un’azione teatrale efficace che possa “contaminare” l’animo del suo fruitore; il teatro ebraico che ha raccolto tutta la musicalità e i riti del suo patrimonio antico credo che possa essere definito teatro totale e possa soddisfare quell’esigenza di raccoglimento che era insita nell’antico teatro greco. A mio parere quando il palcoscenico tende a competere con altri mezzi di comunicazione quali ad esempio il cinema o la televisione cercando di farli suoi, perde in i Teatro Nô: Antico dramma serio giapponese, le cui origini affondano nelle pratiche e nelle cerimonie sciamaniche, poi trasformatesi in forme teatrali popolari e prevalentemente danzate. Dalle forme di teatro originarie: dengaku, bungaku e soprattutto sarugaku, per successive depurazioni, Kan'ami Kiyotsugu (1333-84), capo della compagnia teatrale nella città di Nara e soprattutto suo figlio, Zeami Motokiyo (1363-1444), trasformano il sarugaku (teatro mimico-musicale) in sarugaku nô, ossia teatro d'arte, e ne codificano forme e repertorio.

Anteprima della Tesi di Sonia Jael Colombo

Anteprima della tesi: Fersen, ovvero il ritorno al rito, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Sonia Jael Colombo Contatta »

Composta da 252 pagine.

 

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