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I ''programmi integrati d'intervento'' come strumento di riqualificazione urbana

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13 Lo studio che segue tratta ampiamente i PII, come prima tipologia di programmi complessi “a regime” entrati strutturalmente nel quadro legislativo nazionale, dalle cui caratteristiche si sono sviluppate le successive tipologie di programmi nazionali e regionali. 1.3. Dai piani di recupero ai Programmi integrati La descrizione fino ad ora fornita dei PII, ha posto in evidenza le generiche diversità con gli strumenti urbanistici presenti a tutto il 1992. Particolare attenzione vorrei porre in questo paragrafo allo strumento del Piano di Recupero, che per le finalità ed intenzioni sembra condividere numerosi aspetti con i programmi nati dalla 179/92. Dal Piano di recupero della legge 457/1978, al Programma integrato molte cose erano cambiate. Come si è già accennato, si era certamente accresciuto il degrado, soprattutto in assenza di interventi significativi e continuativi di manutenzione, ma erano modificati anche i contesti sociali, le strutture amministrative pubbliche centrali e locali e, in particolare, le condizioni generali dell'economia del Paese. Il Piano di recupero nasce dopo un lungo dibattito sul riuso del patrimonio edilizio esistente, in particolare di quello abitativo, con l'obiettivo di far confluire in questo settore un consistente volume di investimenti pubblici e privati, sia per qualificare socialmente la politica pubblica relativa alle abitazioni che per cominciare a contenere le espansioni incontrollate delle città, portatrici di costi e di squilibri. Tale piano si riferisce a particolari aree urbane stabilite dai Comuni che in genere coincidono o sono localizzate all'interno delle zone "A" di PRG (centro storico). Lo strumento, di norma è predisposto dal Comune, che attraverso questo utilizza anche i finanziamenti assegnatigli dalle Regioni, avvia il recupero dell'edilizia residenziale di proprietà pubblica e, limitatamente ai casi di rilevante e preminente interesse pubblico, il recupero residenziale di immobili degradati di proprietà privata attraverso esproprio o convenzionamento con i proprietari. Ma anche i privati possono proporre Piani di recupero purché i richiedenti rappresentino il 75% del valore degli immobili interessati e siano disposti a sottoscrivere, all'unisono, con il Comune una convenzione urbanistica 6 . Gli esiti di questi piani, tranne alcune eccezioni, sono stati deludenti rispetto alle aspettative. In sostanza, non hanno dato risposta alle principali motivazioni per cui erano stati avviati: frenare il degrado e circoscrivere la crescita tumultuosa delle periferie urbane. Le aree di piano erano troppo circoscritte; l'intervento pubblico non è stato in grado di coinvolgere adeguatamente quello privato, stimolato soltanto in misura minima dalle agevolazioni creditizie gestite dalle Regioni; la promozione attiva dei privati non ha dato adito a operazioni 6 G. Nigro, G. Tamburini, Recupero e pianificazione urbana, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1989.
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I ''programmi integrati d'intervento'' come strumento di riqualificazione urbana

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Informazioni tesi

  Autore: Orfeo Zaffiri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Paolo Urbani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

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Parole chiave

complessi urbanistici
consensuale
intervento riqualificazione
legge 179/1992
nuovo piano reglatore
partecipata
programma integrato intervento
programmi riqualificazione urbanistica
urbanistica

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