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I ''programmi integrati d'intervento'' come strumento di riqualificazione urbana

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12 Oggi, ad oltre dieci anni dall’introduzione nell’ordinamento urbanistico dell’istituto del programma integrato d’intervento, nuove e più evolute generazioni di strumenti urbanistici flessibili, basati sull’incontro delle volontà pubblico – private, hanno accresciuto la “famiglia” dei programmi complessi. Dal punto di vista legislativo, la legge 179 del 1992 ha avuto un effetto dirompente nel preesistente sistema di pianificazione urbanistica, proponendo un nuovo strumento urbanistico, capace di localizzarsi (praticamente) ovunque sul territorio comunale, porsi in deroga alla disciplina di piano vigente, comportare modificazioni rilevanti sul tradizionale sistema della divisione in zone del PRG e sulla loro destinazione rigidamente funzionale. L’introduzione del PII, ha impresso un’accelerazione notevole alle tecniche giuridiche del pianificare che hanno subito modificazioni consistenti ed impensabili fino a pochi anni fa. Infatti, da questo primo strumento si sono sperimentati e poi affiancati altri programmi con caratteristiche diverse e complementari allo stesso tempo: i programmi di riconversione urbana o quelli di recupero urbano infatti, fino ai più recenti PRUSST non sono altro che modalità diverse di esercizio delle funzioni urbanistiche che si differenziando dal modello originario per una più ricca declinazione degli attori pubblici o per una differente soglia d’intervento di tipo superlocale. Il rapido consenso acquisito da questi strumenti ne ha in poco tempo fatto maturare potenzialità inizialmente appena delineate, al punto da fare assumere loro, nelle più recenti evoluzioni della legislazione regionale, contenuti e caratteristiche di "strumenti urbanistici" di tipo attuativo, dotati di un'operatività alternativa a quella della pianificazione tradizionale. Apporto di risorse pubbliche e private, capacità di produrre progetti mirati alla città o diretti a porzioni specifiche del territorio, presenza di più funzioni e di opere di urbanizzazione legate alla concentrazione territoriale degli interventi, procedure accelerate, sono questi i motivi che ne hanno determinato il crescente successo, in un lasso di tempo relativamente breve. Ne sono testimonianza le numerose denominazioni oggi in uso presso gli addetti ai lavori: PII, PRU, POI (liguri), PRIU, Contratti di quartiere, URBAN I, URBAN II e URBAN ITALIA, PRUSST ecc. e il riconoscimento di questi programmi complessi ormai presenti in tutte le legislazioni di settore a livello regionale. Non secondaria infine, l’illuminante esperienza di alcuni Paesi europei che hanno frequentemente applicato tali strumenti nel tentativo di risolvere i problemi dei “quartieri in difficoltà” 5 e delle realtà urbane, soprattutto di quelle di dimensioni contenute, in condizioni di crisi economica. 5 Cfr., ad esempio, l’esperienza dei “grandi progetti urbani” (Gpu) in Francia, considerati come lo stadio superiore dell’intervento dello Stato (cfr. C. Chaline, Les politiques de la ville, Que-sais-je?, Puf, Paris 1977.

Anteprima della Tesi di Orfeo Zaffiri

Anteprima della tesi: I ''programmi integrati d'intervento'' come strumento di riqualificazione urbana, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Architettura

Autore: Orfeo Zaffiri Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

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