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Le sfide dell'Unione Europea

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8 illuminato, che hanno permesso di giungere dove la miope tutela degli interessi nazionali, sicuramente pervasiva di alcuni atteggiamenti popolari, non avrebbe consentito. Cosicché oggi l’Unione a 25 e l’integrazione monetaria con l’euro sarebbero poco più che fantasiosi progetti, abbandonati a un destino di polverosa archiviazione in fascicoli e supporti informatici di fondazioni e centri di ricerca. Viene continuamente ripetuto quanto sfibrante sia il controsenso di ripercorrere la storia con i “se”. Ma l’analisi socio-politica non può fingere mancanza di stupore osservando parallelismi che riproducono l’emarginazione degli europei dalla realizzazione di sogni che sono anche, e soprattutto, i loro, non solamente delle oligarchie detentrici del potere a vari livelli. Nel ventunesimo secolo le evidenti sofferenze della democrazia rappresentativa arrugginiscono il patto sul quale si fondano gli Stati membri dell’UE, aggravando una separazione tra eletti ed elettori, tra ceti dominanti e dominati che genera sentimenti antipolitici, tentativi di rottura degli equilibri politici cristallizzati mediante la creazione di formazioni populiste che impastano richiami neo-fascisti e richieste di coinvolgimento diretto della “gente” 2 . Che diventa “popolo” al fine di attingere a piene mani da un olismo culturale che schermi l’accelerazione spazio-temporale favorita dalla globalizzazione, palesando una sindrome d’arrocco di taglio persino etnico, e quindi razzistico. Che combatta la politica dell’universalismo, proteggendo amministrativamente tradizioni vere e riesumate da anfratti leggendari, come se ci fosse una specie biologica a rischio, minacciata dal melting pot che le ondate migratorie dai paesi poveri rendono inevitabile 3 . 2 Il più completo studio sul tema è il saggio di Y. Mény e Y. Surel, Populismo e democrazia (2000), il Mulino, Bologna, 2001. Cfr. anche P. Taggart, Il populismo (2000), Con una nota di Massimo Crosti, Città Aperta, Troina, 2002, e il denso articolo di G. Galli, Populismo, «il Mulino», n.1/2001, pp.57-62. 3 Si tratta secondo Habermas di un punto di vista che scade nell’equivoco, giacché, anche in una cultura fattasi riflessiva, possono mantenersi in vita soltanto le tradizioni che, pur legando a sé i propri membri, non si sottraggano a un permanente esame critico e tengano sempre aperta ai discendenti l’opzione di apprendere da tradizioni diverse. Cfr. J. Habermas, Lotta di riconoscimento nello stato democratico di diritto, in J. Habermas – Ch. Taylor, Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento (1992 e 1996), Feltrinelli, Milano, 1998, pp.63- 110, rif. pp.89-90.

Anteprima della Tesi di Alessandro Lattarulo

Anteprima della tesi: Le sfide dell'Unione Europea, Pagina 3

Tesi di Dottorato

Dipartimento: D.A.P.P.S.I.

Autore: Alessandro Lattarulo Contatta »

Composta da 438 pagine.

 

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