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La teoria della significazione linguistica nel pensiero di Aristotele

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9 equivalenza (bicondizionale): infatti si può avere latte senza aver partorito e si può essere malati (per esempio di ulcera) senza avere la febbre. Secondo Aristotele, vi è anche un altro tipo di segno, detto "segno debole": "Se ha la respirazione alterata, allora ha la febbre". Qui si vede che la conclusione è solo probabile perché la persona potrebbe respirare in modo alterato perché, per esempio, ha corso. Trasformato in premessa, sempre secondo la terminologia aristotelica, esso darebbe solo una particolare affermativa: "Ci sono alcuni che hanno la respirazione alterata e costoro hanno la febbre" (la forma logica non è quella dell'implicazione ma della congiunzione). Si noti che il segno debole è tale proprio perché il segno necessario non instaura un'equivalenza. Infatti, si ha un segno debole convertendo l'universale affermativa, in cui si risolve il segno necessario, in una particolare affermativa: la subalterna di "Tutti coloro che hanno la febbre sono malati" dà appunto, in termini di quadrato logico, "Ci sono alcuni che sono malati e hanno la febbre" (che è appunto un segno debole) (Eco, Semiotica e filosofia del linguaggio, 1984, pag. 26). Questi schemi argomentativi, che non tengono ovviamente conto dei più recenti rigori e formalismi logici, sono dei sillogismi ipotetici e saranno la gloria degli stoici (Ibid.) L'interesse di un lavoro di ricostruzione delle teorie semiotiche dell'antichità sta nell'osservare come i campi nozionali e la terminologia associata ad essi si siano venuti distinguendo lentamente e abbiano preso forma a partire da situazioni di usi linguistici originariamente molto più magmatici. Già dai tempi di Omero in poi, la parola sema designa tutto ciò che costituisce un segno, un segnale, un segno di riconoscimento, un segno inviato dagli dei. Tutte queste cose sono segni nella misura in cui possono essere riconosciute, interpretate o utilizzate come strumenti per rimandare a qualcos'altro. Ma il segno è anche "il segno della voce" (semeion tes phones), un nome, un discorso, dei caratteri scritti, delle lettere, delle sillabe. Per Aristotele il "segno" e il "significare" sono le nozioni più adeguate per descrivere, in modo generale, i fenomeni e le attività che riguardano la lingua. I nomi e i discorsi

Anteprima della Tesi di Barbara Cordova

Anteprima della tesi: La teoria della significazione linguistica nel pensiero di Aristotele, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Traduzione

Autore: Barbara Cordova Contatta »

Composta da 83 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.