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Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale

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1 Introduzione Negli scritti di Ernesto De Martino è presente il concetto di cultura come esorcismo. La magia, primo grande esorcismo esercitato dalla cultura occidentale contro le pulsioni dissolvitrici, ha inaugurato la storia. Il Cristianesimo e la “Nuova Scienza” hanno ripreso e continuato l’esorcismo indirizzandolo verso la stessa magia, ormai diventata inadeguata rispetto allo sviluppo della civiltà occidentale. La rischiosità ontologica, ossia l’indistinzione uomo-natura, è stata inizialmente affrontata e vinta dal magismo etnologico. Questa era una magia positivamente valutata da De Martino come necessaria e coerente al proprio contesto storico e con una precisa funzione pedagogica e protettiva rispetto alla formazione della presenza. All’ordine culturale magico sono seguiti quello cristiano e razionale che, coerentemente al telos della civiltà occidentale, hanno sostenuto una polemica antimagica fondamentale per creare la coscienza umanistica contemporanea. Tuttavia il ritorno del “cattivo passato”, la nostalgia dell’arcaico e della metastoria, l’insorgenza dell’irrazionale, la “tentazione del non-umano”, l’emergere dell’“istinto di morte” e delle pulsioni di annientamento, facevano supporre all’etnologo napoletano che l’esorcismo culturale del negativo fosse stato sospeso. La seconda guerra mondiale, la follia nazi-fascista e la minaccia di un’apocalisse culturale erano gli indici più vistosi della crisi in atto e dell’irrazionalismo dominante. Ma il rischio era rintracciabile anche in quell’etica che proponeva la singolarizzazione esistenziale (la “volontà di isolarsi”), e nel bisogno di esperienze mistiche promosso dal “movimento di rivalutazione esistenziale della vita religiosa”. Secondo l’analisi demartiniana, i principali fattori che avrebbero determinato la crisi dell’Occidente sono: la mancanza di autocoscienza storica (senso reale della storia); la presunzione della ragione che ha rimosso la sua essenziale debolezza ontologica trasferendola sulla magia; la perdita della cultura comunitaria e dei ponti simbolici che legavano l’individuo alla società. Quando nella Fine del mondo, opera uscita postuma e incompiuta, De Martino distinguerà le apocalissi positive (che comportano un riscatto culturale collettivo) dalle apocalissi senza escaton (incapaci di rigenerare la cultura), le sue precedenti ricerche relative al senso dei fenomeni magico-religiosi, illustrato attraverso la metafora dell’esorcismo, gli serviranno ad elaborare una soluzione al senso apocalittico presente nell’Occidente industrializzato. Il simbolo mitico-rituale è sì inadeguato e inefficace nell’età moderna, ma la comprensione di quello che è stato il suo telos e la sua funzione storico-culturale permette all’etnologo napoletano di riconoscere nel “bisogno di simbolizzare” una

Anteprima della Tesi di Christian Giacobbo

Anteprima della tesi: Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale, Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Christian Giacobbo Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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