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Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale

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15 inizio o della ripetizione del ciclo o della liberazione dal mondano o dall’umano. Il mito infine è mito del centro, di un evento privilegiato che dà senso alla totalità della storia santa, sia nel senso del passato che dell’avvenire: onde quell’evento la storia entra nella prospettiva del finire, e nulla di decisivo può più accadere, tranne la fine e la continua iterazione sacramentale dell’evento centrale che ha deciso una volta per sempre. 33 I simboli mitico-rituali non sono altro che simboli socializzanti (modelli metastorici teorico-pratici), che permettono all’individuo di affrontare il divenire storico appoggiandosi alla tradizione. L’eventuale dramma esistenziale dell’individuo non rimane isolato, ma si avvale dei simboli che la tradizione conserva e tramanda. Questi simboli sono “autenticamente comunicanti”, 34 poiché consentono “un progetto di «vita insieme», un impegno ad uscire dall'isolamento nevrotico per partecipare ad un sistema di fedeltà culturali e ad un ordine di comunicazioni interpersonali tradizionalmente accreditato e socialmente condiviso”. 35 L’efficacia dei simboli mitico-rituali dipende dalla loro “carica di intersoggettività e di comunicabilità”. 36 Tutto il movimento dialettico della ripresa religiosa è dominato da una tecnica fondamentale che può essere concettualmente formulata come tecnica di destorificazione istituzionale dei rischi di alienazione attuali o possibili, e di reintegrazione culturale della destorificazione: tale tecnica protegge dalla destorificazione irrelativa, senza orizzonte di cultura, che ha luogo nella alienazione radicale, o perdita, della presenza. 37 La locuzione “simbolo mitico-rituale” appare per la prima volta nel saggio Mito, scienze religiose e civiltà moderna 38 e serve a specificare il concetto di destorificazione istituzionale del negativo. Le principali funzioni del simbolo mitico-rituale, più volte riformulate da De Martino, sono: la ripresa e la risoluzione dei momenti critici rescissi del “cattivo passato” (il “cattivo passato” è un contenuto psichico passato conflittuale che si presenta nella maschera del sintomo); la riduzione e l’attenuazione dei momenti critici ricorrenti in un dato regime esistenziale; l’anticipazione dell’incertezza del futuro riassorbendola nella ripetizione di un ordine costante; la capacità di far compiere una catabasi nell’inconscio per riaprire strade nuove, e di realizzare l’anabasi verso la coscienza e i valori mondani; la possibilità di riprendere una prassi realistica. Il simbolo magico-religioso è quindi insieme una terapia e una profilassi esistenziale del rischio di perdere la presenza. 33 E. De Martino, La fine del mondo, cit., p. 240. 34 E. De Martino, Magia e civiltà, cit., p. 186. 35 E. De Martino, La terra del rimorso, cit., p. 179. 36 E. De Martino, La fine del mondo, cit., p. 66. 37 E. De Martino, Storicismo e irrazionalismo nella storia delle religioni, cit. 38 E. De Martino, Mito, scienze religiose e civiltà moderna, in “Nuovi Argomenti”, 37, 1952, p. 22, nota 32.

Anteprima della Tesi di Christian Giacobbo

Anteprima della tesi: Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Christian Giacobbo Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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