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Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale

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2 permanente esigenza della natura umana, e, nella comunità la condizione della prassi culturale del singolo. Questo lavoro intende illustrare le indicazioni demartiniane poste come soluzione alla pericolosa disposizione apocalittica dell’Occidente. Per rintracciarle ripercorreremo le tematiche che caratterizzano il pensiero demartiniano più maturo, ovvero successivo alle autocritiche da lui formulate a partire dal 1951, 1 anno nel quale avviene il suo “ritorno a Croce” dopo la parentesi del Mondo magico. Saranno esplicitati quei temi e quelle nozioni che fanno parte del suo impianto concettuale e che sono indispensabili ad avvicinarci alla comprensione del suo progetto di lavoro, della sua visione antropologica e della metodologia storico-religiosa da lui adottata. La ragione occidentale ha creato una falsa sicurezza esistenziale, credendo di poter fare a meno dei ponti simbolici che legavano l’individuo alla società. Ma, non ci può essere “presenza” senza “mondo”, e il mondo, in quanto spazio domestico, abituale, familiare, deve essere rassicurante e protettivo. Che strategia adottare, quindi, per affrontare lo spaesamento caratterizzante la realtà contemporanea e creare le condizioni per “sentirci a casa”? La proposta demartiniana contro le crisi individuali e collettive dell’Occidente contemporaneo è fondata sul rinnovamento dello storicismo crociano, sul potenziamento della tecnica profana, sulla fede nella unificazione socialista del nostro pianeta, sulla riscoperta della comunità umana e sulla creazione di un simbolismo civile. La nostra civiltà dovrebbe riuscire a realizzare un umanesimo integrale, passando dai “simboli mitico-rituali” della religione ai “simboli mondani” di una democrazia laica, e riconoscere alla presenza individuale il suo essenziale carattere di apertura alla tradizione e alla solidarietà comunitaria. Essenziale è l’allargamento dell’autocoscienza occidentale e la creazione di una coscienza comunitaria (una comunità salvifica) senza il ricorso alla mediazione simbolica della metastoria. Allargare la coscienza storicistica significa soprattutto acquisire la consapevolezza del rischio antropologico permanente che sottende la presenza, aprendo in questo modo nuove possibilità di intelligenza storica. Il rimedio all’apocalisse della nostra civiltà emerge dalla riflessione antropologica, la quale scopre nella comunità e nella mediazione simbolica le condizioni di ogni possibile rinascita culturale, 2 ma è condizionato alla base dall’organizzazione 1 A partire dalla sua “Prefazione” a E. Durkheim, H. Hubert, M. Mauss, Le origini dei poteri magici, Einaudi, Torino 1951, pp. 9-14, De Martino sacrifica quella parte del Mondo magico in cui, considerando l’unità della coscienza individuale una conquista e un prodotto storico, egli andava a storicizzare le “eterne categorie del reale”. 2 La “fine del mondo” riflette la crisi della condizione della prassi individuale, ovvero della dimensione comunitaria (che custodisce la memoria dei comportamenti e percorsi culturali possibili) interiorizzata dall’individuo.

Anteprima della Tesi di Christian Giacobbo

Anteprima della tesi: Ernesto de Martino e l'esorcismo culturale: dal simbolo mitico-rituale all'umanesimo integrale, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Christian Giacobbo Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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