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Gianni Amico tra documentario e finzione

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3 Gerardo Peccia INTRODUZIONE «Ora io credo che l’arte abbia uno scopo soprattutto in quanto liberazione dell’individuo che la fa, che agisce come artista.» (1) Parte da questa riflessione, che Amico rilascia in un’intervista del 1968 a Adriano Aprà e Piero Spila, il mio viaggio in Gianni Amico, scomparso il 2 novembre 1990, ma che è ancora ricordato da molti suoi amici, gente di cinema, di musica, di cultura, ma anche da chi non lo conosceva, come me, che lo ha conosciuto o lo conoscerà attraverso le sue opere, attraverso le testimonianze che ci ha lasciato, film che sono soprattutto e prima di tutto «liberazione dell’individuo che le fa» e che quindi sono parte dell’individuo, ne rispecchiano aspetti, tensioni, carattere, idee, sogni, speranze, paure, torsioni, in modo da avere un quadro dell’artista, o un’impronta, ma sicuramente un pezzo di questa persona-artista che si libera di un qualcosa che sente, e sente il bisogno di comunicarlo anche agli altri. In questo mio lavoro cercherò di capire, e far capire a chi legge, chi era Gianni Amico; regista, ma perché era un regista? Esperto di musica brasiliana e di jazz, ma perché? Critico cinematografico? L’intenzione è di non fermarsi ad analizzare le sole opere di Amico, ma di arrivare a una dimensione più complessa ed esaustiva del personaggio “Amico”. Analizzerò un lungometraggio Tropici (1968), e due cortometraggi Noi insistiamo (1964) e Diario di Manarola (1985). Mi propongo di analizzare Gianni Amico nella sua complessità di artista, quindi nella scelta delle opere da analizzare non approfondirò un solo genere, ma spazierò su più fronti, ossia analizzerò un film di

Anteprima della Tesi di Gerardo Peccia

Anteprima della tesi: Gianni Amico tra documentario e finzione, Pagina 1

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gerardo Peccia Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1441 click dal 10/01/2005.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.