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Kabuto, Jingasa eMengu: evoluzione storica e studio dell'elmo giapponese con speciale riferimento agli esemplari delle civiche raccolte milanesi

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- - 18 ai colpi di spada sferrati dal nemico sul campo di battaglia, fanno sì che l’elmo preservi un corpo leggero e sottile, senza per questo venir meno alla sua funzione protettiva 10 , e, infine, abbelliscono la superficie esterna che altrimenti risulterebbe pressoché liscia e omogenea. Come conseguenza di quest’ultima considerazione, dobbiamo precisare che, se negli esemplari più antichi gli hoshi sono forgiati nello stesso materiale impiegato per il bacino, successivamente si utilizzano, con sempre maggiore frequenza, anche leghe auree e argentee, che sottolineano ancor più il carattere decorativo di questi rivetti. 1.2.1.2 Suji Altrettanto importanti sono i suji, tecnicamente rinforzi in metallo. Si tratta di vere e proprie costolature disposte in modo verticale e, in genere, fissate al coppo per mezzo di rivetti. Analogamente agli hoshi, i suji rafforzano ulteriormente il bacino dell’elmo, dal momento che, più il loro numero è elevato, più la calotta risulta robusta. Inoltre, fanno sì che questa non diventi particolarmente pesante, permettono al contempo che il fendente di un’arma da taglio scivoli senza conficcarsi nello hachi, e, infine, ne ornano la superficie esterna. Ricordiamo che i suji possono essere realizzati in due diverse modalità: direttamente o successivamente. Nel primo caso, che interessa i kabuto dotati di uno hachi strutturato in più piastre, i suji si ottengono per fusione, ma non si esclude che possano essere eseguiti semplicemente piegando all’indietro i bordi superiori delle lamine contigue. 11 Nel secondo caso, che interessa, invece, sia i bacini multilaminari, sia gli hachi realizzati in un’unica lamina, le costolature vengono applicate sul coppo solo dopo che questo è stato forgiato. In questa circostanza, si preferiscono materiali diversi da quello impiegato per lo hachi, che sottolineano quindi il valore ornamentale dei suji: oro, argento o shakudō 12 . Queste costolature, così come le fila di hoshi che caratterizzano il profilo del coppo, partono dal centro del bacino, ovvero dal tehen, e si irradiano verso l’esterno, raggiungendo la base dello hachi, ovvero il koshimaki. 10 In questo secondo caso spesso si preferiva realizzarli cavi anziché pieni per ridurne ulteriormente il peso. Venivano allora chiamati karaboshi (lett. “stella vuota”). Cfr. Ian BOTTOMLEY, Arms and Armor of the Samurai: the History of Weaponry in Ancient Japan,op. cit., p. 33. 11 Cfr. AA.VV., Kokushidaijiten henshu iinkai, Tōkyō, Yoshikawa Kokubunkan, 1980, vol. 3, pp. 516-522. 12 Si tratta di una particolare lega metallica a base di rame. Per una trattazione più esauriente si veda § 2.4.1. Metalli.

Anteprima della Tesi di Chiara Piovesan

Anteprima della tesi: Kabuto, Jingasa eMengu: evoluzione storica e studio dell'elmo giapponese con speciale riferimento agli esemplari delle civiche raccolte milanesi, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne

Autore: Chiara Piovesan Contatta »

Composta da 247 pagine.

 

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