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Kabuto, Jingasa eMengu: evoluzione storica e studio dell'elmo giapponese con speciale riferimento agli esemplari delle civiche raccolte milanesi

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- - 19 1.2.1.3 Tehen Il termine tehen designa il punto in cui convergono le lamine che formano lo hachi. In particolare, può trattarsi della lamina sommitale del coppo, che, soprattutto nei modelli più antichi è di tipo circolare. Esistono anche alcuni prototipi in cui la lamina del tehen assume una linea decisamente più allungata. Tuttavia, nella maggior parte dei casi il termine in questione designa l’apertura sommitale della calotta. Quest’ultima è conosciuta, nel corso del tempo, anche con altre espressioni, che ne sottolineano, di volta in volta, le principali funzioni, sia pratiche che simboliche. Infatti, secondo alcune ipotesi, per un lungo periodo di tempo il tehen servì probabilmente per il passaggio della punta di quell’alto cappuccio che i guerrieri vestivano in luogo della fodera dell’elmo 13 . Tuttavia, poteva essere necessario anche all’uscita del motodori 14 , quella corta treccia in cui venivano raccolti i capelli dei samurai nei tempi antichi 15 . Per queste ragioni il tehen assumeva rilevanti dimensioni. Il tehen è anche noto con il termine di hachimanza, dal momento che, a sua volta, quest’ultimo traduce l’espressione kamuyadori, ovvero “la dimora della divinità”, di cui ha preservato nel tempo lo stesso significato. Kamuyadori è una parola arcaica che indicava originariamente l’elmo e quindi per estensione la sommità del capo. Una parola che fu, quasi subito, soppiantata dal termine tehen. In conseguenza di quanto appena detto, hachimanza, letteralmente “la sede di Hachiman Bosatsu”, il dio della guerra 16 , traduce il termine tehen e indica la parte superiore dell’elmo e quindi nello specifico l’occhiello che si apre in cima. Secondo la spiegazione di Arai Hakuseki, questa apertura avrebbe dovuto permettere alle influenze celesti di raggiungere la mente di chi indossava l’elmo. 13 Cfr. Ian BOTTOMLEY, Arms and Armor of the Samurai: the History of Weaponry in Ancient Japan, op. cit., p. 34. 14 Cfr. Oscar RATTI e Adele WESTBROOK, I Segreti dei Samurai. – Le antiche Arti Marziali [Secrets of the Samurai – A Survey of the Martial Arts of Japan (1973)], op. cit., p. 223. 15 Forse il motodori riprende lo ha guma, quella ciocca di capelli che, nella tradizione cinese, si portava in cima all’elmo. Cfr. ARAI Hakuseki, The Armour Book in Honchō Gunkikō, op. cit., p. 120. 16 Non è un caso che ci si riferisca proprio a Hachiman Bosatsu, dal momento che questa divinità shintoista, protettrice fin dall’antichità dei territori del Kyūshū, è considerata, alla luce della teoria dello honji suijaku, (segue nota) manifestazione di Śākyamuni e quindi, dal periodo Nara, in seguito a una serie di eventi storici, protettore del Dharma, la Legge buddhista, ma anche protettore dello stato e di chi ne preservava l’integrità. Per un approfondimento sulla figura di Hachiman Bosatsu, alla luce della dottrina dello honji suijaku, si veda anche J.G. TANABE e W.J. TANABE (a cura di), The Lotus Sūtra in Japanese Culture, Honolulu, University Hawaii Press, 1989.
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Informazioni tesi

  Autore: Chiara Piovesan
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e Civiltà Orientali
  Relatore: Gian Carlo Calza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 247

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