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Felicità e società nel pensiero di C.-A. Helvétius

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1. La sensibilità fisica come principio primo 7 nell’individuo, l’anima è invece da considerarsi come un prodotto della natura, essendo caratte- rizzata dalla sensibilità dell’organismo 30 . Tuttavia l’esistenza delle idee, e quindi del nostro spirito, presuppone la facoltà di sentire co- me fonte del materiale su cui poter esercitare memoria e pensiero. Si stabilisce così una dipen- denza necessaria tra anima e spirito. Esse sono sì due facoltà distinte, ma non sono separate: la memoria sarebbe nulla senza le sensazioni, mentre, al contrario le sensazioni, come si è visto, potrebbero sussistere anche senza idee. Il rapporto di dipendenza è tuttavia univoco: l’aspetto formale (pensiero, memoria) non potrebbe sussistere senza quello materiale (sensazioni), ma non viceversa. “Dal che io concludo che se l’anima non è lo spirito, lo spirito è l’effetto dell’anima o della facoltà di sentire” 31 . Sostenere che lo spirito è effetto dell’anima significa sostenere in e- gual modo che la facoltà di sentire è causa (fonte) del pensiero, delle idee, dei giudizi, dei ricor- di: l’intelligibile è ridotto al sensibile. Helvétius giunge, per un’altra via, allo stesso risultato: tut- to è ricondotto al principio originario della sensibilità. D’altra parte, la dipendenza dello spirito dall’anima è non solo una conseguenza, ma nello stesso tempo anche un limite implicito alla fi- losofia sensistica: il pensiero si vede negato uno statuto epistemologico autonomo, riducendosi a un apparato accessorio della facoltà di sentire sul livello della quale si appiattisce. Ma questo, in fondo, era proprio l’obiettivo che l’intero empirismo perseguiva in funzione principalmente anti- intellettualistica e anti-cartesiana. Una radicale differenza emerge infatti tra la concezione helveziana dell’anima e quella carte- siana: come sostiene Helvétius, “sono dunque propriamente le mie sensazioni, e non i miei pen- sieri, come pretende Cartesio, che mi provano l’esistenza della mia anima” 32 . Il fondamento della certezza, secondo Cartesio, dell’esistenza dell’anima, e cioè del pensiero o dell’io come sostanza pensante, era proprio il cogito, ovvero la stessa attività intellettiva umana: è il pensiero, o il fatto stesso di pensare, che, al di là di ogni dubbio, garantisce l’esistenza dell’io come res cogitans. Mentre l’attributo fondamentale dell’anima per Cartesio era il pensiero, per Helvétius è invece la sensibilità. I pensieri (idee e giudizi), per Helvétius, possono al limite attestare l’esistenza della facoltà che li produce direttamente attraverso la memoria (cioè lo spirito), non certo quella della facoltà di sentire e quindi dell’anima; ma affermare che il pensiero può solo attestare l’esistenza dello spirito è tautologico poiché spirito e facoltà di pensare sono, per definizione, la stessa cosa. In Condillac si riscontrava ancora un impianto dualistico (anima-corpo) di derivazione spiccata- mente cartesiana, dove permaneva l’esigenza di riconoscere all’anima un’esistenza propria, seb- bene in una (più) stretta dipendenza dai sensi: l’anima della sua “statua” era concepita come una res cogitans, inizialmente priva di idee, ma capace di riceverle attraverso la causa occasionale dei sensi, organi sensibili di un corpo inteso come res extensa. In Helvétius permane il dualismo tra soggetto e oggetto, ma non più nei termini razionalistici cartesiani, quanto piuttosto in un’impostazione sensistica, di matrice condillachiana, radicalizzata in senso materialistico: il 30 Helvétius adduce alcune prove empiriche a sostegno della distinzione tra queste due facoltà. Innanzitutto, il fan- ciullo ha la stessa anima dell’adolescente, in quanto è ugualmente sensibile a piaceri e dolori, ma ha diverse idee, quindi diverso spirito; il pensiero, e quindi lo spirito, si sviluppa soltanto con gli anni e con l’esperienza ed è diver- so dal bambino all’uomo adulto. In secondo luogo, l’anima, e con essa quindi la capacità di sentire, non abbandona l’uomo che con la morte, mentre al contrario lo spirito si può perdere anche da vivi, attraverso la perdita di memoria ad esempio. L’eguaglianza delle sensazioni, da una parte, e la differenza delle idee in età diverse dell’uomo, o in momenti diversi della vita, dall’altra parte, inducono a credere che sensibilità e pensiero siano due facoltà distinte, l’una permanente, l’altra mutevole, e appartengano a due organi distinti (anima e spirito appunto). Infine, dice Hel- vétius, se l’uomo può vivere senza idee di matematica, fisica, morale, orologeria, se per estensione può vivere senza idee tout court, allora non è metafisicamente impossibile avere un’anima (una sensibilità in senso lato) senza avere idee; questo, sostanzialmente, perché le idee sono coessenziali allo spirito e non all’anima. 31 Ivi, p. 176. 32 Ivi, pp. 172-173.
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Felicità e società nel pensiero di C.-A. Helvétius

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Bassetto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1996-97
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Massimo Mori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 116

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