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Comunità di destino. Educare alla complessità nell'era planetaria secondo il pensiero di Edgar Morin

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La decomposizione del totalitarismo innesca una crisi profonda in tutti i paesi dell’ex impero sovietico. Le convulsioni del postcomunismo accelerano e amplificano un formidabile processo di ritorno al passato, alla tradizione, alla religione, all’etnia, processo nato, un po’ ovunque nel mondo, dalla crisi del futuro e dai sussulti identitari contro l’omogeneizzazione 11 . Il 1989, liberando il mondo dalla minaccia totalitaria dell’URSS, apre all’Europa l’opportunità di coltivare la propria comunità di progetto in un’ottica di respiro più ampio. Ma gli anni Novanta sono anche il teatro della tragedia jugoslava, dei massacri africani, della crisi economica nel Sud-Est asiatico. La speranza è affidata al Nuovo Millennio, occasione propizia per un ricominciamento. Ma già il primo anno del XXI secolo è straziato dall’attacco terroristico al World Trade Center di New York: due aerei kamikaze si schiantano contro le Torri Gemelle, trucidando oltre 3.000 persone. Il bollettino del dramma prosegue con la guerra in Afghanistan, il dramma ceceno, la crisi mediorientale e, ora, iraqena. Una seconda mondializzazione all’ nsegna della dignità universale i Inestricabilmente legata a questo vortice di conquista, la mondializzazione è sospinta altresì da una seconda elica, complementare ma soprattutto antagonista a quella che muove la macchina dominatrice 12 . Culture e civiltà, portatrici di cosmologie, storie, sistemi di valore, usanze, tecniche differenti entrano per la prima volta in contatto, avviando un processo di confronto, fecondazione, od omologazione. L’esistenza di un panorama estremamente variegato ha introdotto la percezione, nella cultura europea, di non essere che una delle matrici presenti sul pianeta. Fin dagli albori dell’era planetaria, le idee universaliste dell’umanesimo europeo, anche all’interno dello stesso Occidente, hanno progressivamente messo in questione i fondamenti religiosi e culturali della propria dominazione. Da Bartolomé de Las Casas 13 a Montaigne, il riconoscimento dignitoso dell’alterità smuove le pale di questa seconda elica e sviluppa le potenzialità universali dell’umanesimo europeo. I movimenti di emancipazione dallo sfruttamento, dalla dominazione, dalla colonizzazione – istanze poste con forza anche dalle Internazionali socialiste – si attualizzeranno nell’abolizione della schiavitù, nell’affermazione dei diritti dell’uomo, del diritto dei popoli a disporre di se stessi, nelle idee di libertà, uguaglianza, fraternità, nel valore universale della democrazia, nella solidarietà umana. Seppure inizialmente ristretti all’Occidente maschile, questi principi emancipatori – che riconoscono i diritti identici e uguali di tutti gli esseri umani – si allargano ed espatriano nel corso del XIX secolo. E’ a partire dagli anni Sessanta del XX secolo che questa seconda mondializzazione riprende vigore. L’operato di nuove associazioni non governative (come Amnesty International, Survival International, Greenpeace…), rende visibile l’urgenza di un riconoscimento e di una presa in carico dei problemi comuni a tutta l’umanità. Lentamente, nelle diverse parti del mondo prendono forma delle cosiddette controcorrenti che, con modalità differenti, contestano i caratteri dominanti della società moderna, proponendosi di adottare stili di vita maggiormente responsabili e solidali nei confronti della Terra e dell’uomo. Tra queste Morin segnala: 11 Ibidem, p. 20. 12 Morin, L’identità umana, op. cit., pp. 217 e ss. 13 Si veda a proposito l’analisi compiuta da Todorov in La conquista dell’America, op. cit. 23

Anteprima della Tesi di Marta Antoniolli

Anteprima della tesi: Comunità di destino. Educare alla complessità nell'era planetaria secondo il pensiero di Edgar Morin, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marta Antoniolli Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.