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Comunità di destino. Educare alla complessità nell'era planetaria secondo il pensiero di Edgar Morin

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latitudine in centinaia di milioni di istantanee. Strana mondializzazione, dice Morin: si consumano da spettatori le tragedie, l’ecatombe, gli orrori di questo mondo ma, allo stesso tempo, si partecipa alla vita degli altri e ci si commuove per le altrui sofferenze. Non fosse che il tempo di un flash, l’emozione umana si manifesta, e si portano vestiti e offerte agli uffici internazionali di soccorso, alle missioni umanitarie. Il dramma è tuttavia una salvezza: oggi ci si interessa, si ha compassione per le miserie degli altri perché li si vede (ma solo quando li si vede); allora aiuti medici e alimentari si incamminano verso lontani luoghi di sofferenza. 8. La Terra vista dalla Terra. Tra il 1957 e il 1969, grazie ai primi lanci nello spazio, l’umanità ha potuto non solo immergersi nel cosmo, ma addirittura contemplare il proprio pianeta. La Terra ha trovato un punto esterno da cui osservarsi e, per la prima volta vengono concretizzandosi – malgrado fissazioni particolaristiche, localistiche, etnocentriche, malgrado l’incapacità di contestualizzare i problemi, malgrado percezioni parcellari, visioni unilaterali e focalizzazioni arbitrarie – la percezione di un’entità planetaria alla quale tutti apparteniamo e l’esistenza di problemi propriamente mondiali, elementi che portano in sé un’evoluzione verso la coscienza planetaria. 1.2.1 Come punti di un ologramma Le interazioni su scala globale che abbiamo visto caratterizzare l’era planetaria fanno sì che non solo ogni parte del mondo faccia sempre più parte del mondo, ma il mondo stesso come un tutto sia sempre più presente in ciascuna delle sue parti 16 . Questo si verifica non soltanto per le nazioni e i popoli, ma anche per gli individui. Così come ogni punto di un ologramma contiene l’informazione del tutto di cui fa parte, così ormai ogni individuo riceve o consuma le informazioni e le sostanze che vengono da tutto l’universo 17 . Il circuito planetario del comfort… L’interdipendenza di tutte le dimensioni dell’agire umano viene esemplificata da Morin con una descrizione tratta dall’ordinario. L’europeo si sveglia ogni mattina accendendo la sua radio giapponese da cui riceve gli eventi del mondo. Eruzioni vulcaniche, terremoti, colpi di stato, conferenze internazionali gli arrivano mentre prende un tè di Ceylon, dell’India o della Cina, a meno che non si tratti di una moca dell’Etiopia o di un’arabica dell’America Latina. Si immerge in un bagno schiuma di oli taitiani e usa un dopobarba dai profumi esotici. Indossa maglione, slip e camicia di cotone egiziano o indiano; porta giacca e pantaloni di lana d’Australia, trattata a Manchester e poi a Roubaix- Tourcoing, oppure un giubbotto di cuoio venuto dalla Cina su jeans di stile americano. Il suo orologio è svizzero o giapponese. I suoi occhiali sono di tartaruga delle Galàpagos. Il suo portafoglio è di pecari dei Carabi o di rettile africano. Può trovare sulla sua tavola in inverno le fragole dell’Argentina o del Cile, i fagiolini freschi del Senegal, gli avocado o gli Ananas dell’Africa, i meloni di Guadalupe. Ha, a volontà, il rhum della Martinica, la vodka russa, la 16 Morin-Kern, Terra-Patria, op. cit., pp. 22 e ss. 17 Ibidem, p. 23. 26

Anteprima della Tesi di Marta Antoniolli

Anteprima della tesi: Comunità di destino. Educare alla complessità nell'era planetaria secondo il pensiero di Edgar Morin, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Marta Antoniolli Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

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