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La disciplina internazionale del commercio dei prodotti agricoli: l'Organizzazione mondiale del commercio e la Comunità europea

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v sottrarre quote di mercato ad altri stati. La disciplina relativa ai sussidi alla produzione, posta in essere dall’articolo XVI:1, è la stessa per i prodotti di base e per i manufatti. Nonostante l’Accordo generale preveda già in partenza una disciplina più flessibile, il commercio dei prodotti agricoli sotto il GATT è stato caratterizzato da numerose misure incompatibili con l’Accordo. L’accesso ai mercati è stato ristretto da tutta una serie di strumenti di dubbia legittimità, come il sostegno dei prezzi, il prelievo variabile e gli accordi di autolimitazione delle esportazioni (VER), mentre persino i più convinti sostenitori del libero commercio nel settore agricolo, gli Stati Uniti, beneficiano dal 1955 di un’esenzione dalla disciplina del GATT in materia di restrizioni non tariffarie. I sussidi alle esportazioni sono stati utilizzati in misura crescente dalle «superpotenze agricole», fino ad arrivare ad una aperta guerra commerciale negli anni Ottanta per conquistare dei mercati di sbocco per le proprie eccedenze agricole. Il GATT si è mostrato incapace di portare una maggiore disciplina al settore agricolo, sia a causa della debolezza concettuale degli articoli XI e XVI, sia a causa della scarsa efficacia del sistema di risoluzione delle controversie. La causa principale della scarsa effettività della disciplina internazionale risiede però nella volontà politica degli stati di trattare il commercio dei prodotti agricoli in un modo diverso dal commercio dei manufatti. Per comprendere la «specialità dei prodotti agricoli», è necessario guardare alle politiche agricole nazionali, al loro funzionamento, e alle loro relazioni con l’insieme della politica economica degli stati. Il secondo capitolo è quindi dedicato alla Politica Agricola Comune, l’esempio emblematico dell’incompatibilità delle politiche agricole nazionali con un regime di libero scambio. Il complesso funzionamento della PAC può essere ricondotto ad una decisione fondamentale: sostenere il reddito degli agricoltori attraverso la garanzia di un prezzo minimo. Dalla garanzia di prezzo deriva necessariamente la restrizione delle importazioni attraverso il prelievo variabile, mentre le eccedenze stimolate dal prezzo garantito possono essere vendute sui mercati mondiali solo attraverso consistenti sussidi alle esportazioni. Le motivazioni alla base di questa scelta sono molteplici: innanzitutto, l’Europa del secondo dopoguerra è ancora deficitaria nei propri approvvigionamenti alimentari, ed il vicino ricordo delle privazioni e dei razionamenti preme per aumentare la produzione comunitaria. In secondo luogo, gli anni Cinquanta vedono una fortissima crescita del settore industriale in Europa: di fronte a questi rapidi cambiamenti della struttura sociale ed economica, i governi europei si sentono in dovere di contenere lo spopolamento delle campagne, intervenendo in sostegno del reddito degli agricoltori. In molti paesi europei, inoltre, la popolazione rurale è fortemente concentrata sul territorio, così che le loro decisioni elettorali sono cruciali nel far pendere l’ago della bilancia a favore del governo o dell’opposizione. Il «potere politico» dell’agricoltura è aumentato dalla rapida creazione di organizzazioni nazionali e comunitarie dei produttori, capaci di incisive azioni di lobbying, come anche di accese manifestazioni di protesta.
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La disciplina internazionale del commercio dei prodotti agricoli: l'Organizzazione mondiale del commercio e la Comunità europea

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Informazioni tesi

  Autore: Luca De Carli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Giuseppe Porro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 548

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Parole chiave

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agricoltura
commercio internazionale
common agricultural policy
comunità europea
organizzazione mondiale del commercio
politica agricola
trade
world trade organization

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