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La disciplina internazionale del commercio dei prodotti agricoli: l'Organizzazione mondiale del commercio e la Comunità europea

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viii delle proprie misure sanitarie sia coerente: se uno stato fissa un alto livello di protezione rispetto ad un bene, tale livello di protezione deve essere applicato anche in relazione ad altri prodotti. Le controversie finora giunte fino all’Organo d’appello hanno sempre visto la condanna degli stati importatori: da qui diversi malcontenti circa il bilanciamento di interessi operato dall’Accordo, giudicato troppo a favore degli stati esportatori. In particolare, numerosi stati sottolineano l’esigenza di migliorare la parte dell’Accordo relativa all’adozione di misure transitorie nei casi in cui i dati scientifici non sono sufficienti a condurre una valutazione completa del rischio, come viene anche sottolineata l’esigenza di estendere i fattori da tenere in considerazione nel valutare la legittimità delle misure SPS ad elementi non propriamente commerciali, come l’opinione pubblica, o considerazioni di tipo culturale/etico/religioso. Sebbene gli accordi dell’Uruguay Round introducano una liberalizzazione solo parziale del settore agricolo, la loro negoziazione si accompagna ad un cambiamento radicale delle politiche agricole nazionali, PAC in testa (Capitolo VII). La direzione del nesso causale tra Accordo sull’agricoltura e riforma MacSharry è ampiamente dibattuta in letteratura; la soluzione più plausibile è che la disciplina internazionale e quella comunitaria si siano influenzate a vicenda, fino a produrre due regolamentazioni per il commercio dei prodotti agricoli diverse, ma comunque compatibili. La riforma MacSharry cambia radicalmente gli strumenti tradizionali della PAC, riducendo notevolmente gli interventi di sostegno dei prezzi ed introducendo al loro posto dei pagamenti diretti, proporzionali al reddito storico degli agricoltori. La riduzione dell’importanza delle politiche di mercato viene accompagnata da una maggiore enfasi sulla politica strutturale, che fa propri i nuovi obiettivi comunitari di protezione ambientale e comincia ad impostare una concezione dell’agricoltura come un presidio del territorio, dell’ambiente e della cultura regionale, a prescindere dal livello di produzione agricola. La riforma della PAC, iniziata con la riforma MacSharry, continua la propria strada spinta da pressioni sia di natura interna (necessità di ridurre il peso delle politiche agricole nel bilancio comunitario, prospettiva dell’allargamento dell’Unione europea ai paesi dell’Europa centrale ed orientale) che esterna (rispettare i vincoli dell’Accordo sull’agricoltura e prepararsi per i nuovi negoziati multilaterali). Il pacchetto di proposte Agenda 2000, presentato nel luglio 1997, si propone di continuare le riforme nella direzione del disaccoppiamento degli strumenti di sostegno dal livello di produzione agricola, come già iniziato con le riforme MacSharry. I prezzi di intervento vengono ulteriormente ridotti, e compensati solo in parte da un aumento dei pagamenti diretti, mentre la novità più importante è la creazione della politica di sviluppo rurale, «secondo pilastro della PAC», coordinata con il nuovo assetto dei fondi strutturali e fortemente orientata verso una maggiore tutela dell’ambiente. Le proposte più innovative contenute nel documento programmatico del 1997, tuttavia, sono state abbandonate nell’iter legislativo. Il completamento della riforma viene operato nell’ambito della Mid-Term

Anteprima della Tesi di Luca De Carli

Anteprima della tesi: La disciplina internazionale del commercio dei prodotti agricoli: l'Organizzazione mondiale del commercio e la Comunità europea, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Luca De Carli Contatta »

Composta da 548 pagine.

 

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