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Le assemblee elettive locali nella transizione italiana. Analisi di un caso

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15 Capitolo terzo LA PROVA DELLE URNE La prima applicazione pratica della Legge 81 del 1993 ebbe luogo nella tornata elettorale della primavera del medesimo anno ed interessò una consistente fetta dell’elettorato italiano e numerosi grandi centri tra cui Roma, Milano, Genova, Napoli, Venezia e Palermo. I risultati elettorali di quella consultazione ed ancora più evidentemente quelli del 1997, in cui le Città sopraccitate si presentarono alle urne per la seconda volta con le nuove regole elettorali, generarono dibattiti e studi sugli effetti di tale riforma, non senza destare alcune sorprese e risvolti imprevisti di cui tratterò in seguito. Gli scopi della riforma elettorale Come abbiamo già accennato, la riforma elettorale locale è intervenuta in una fase storica di particolare delicatezza per l’intero sistema politico nazionale ed ha fornito, fin dalla sua prima applicazione nel 1993, una nuova e decisiva prospettiva alla crisi dei Partiti che drammaticamente si era manifestata nelle varie consultazioni elettorali e referendarie del biennio 90-92, ed in seguito alle vicende giudiziarie di “tangentopoli”. Uno degli aspetti più significativi emersi dalla prima prova elettorale è l’accento posto sulla personalizzazione della competizione tra i Sindaci ed i Presidenti della Provincia ed il processo di ricollocazione dei Partiti in un sistema tendenzialmente maggioritario e bipolare. La legge 81 del 25 marzo del 1993 fu utilizzata come una risorsa istituzionale, che non solo andava a colmare le lacune di un sistema amministrativo in evidente stato di impasse ed inefficace sul piano funzionale, ormai incapace di fare fronte alle crescenti richieste provenienti dal tessuto sociale locale, ma anche come strumento di soluzione ad un’evidente crisi di legittimazione del ceto politico sia locale sia soprattutto nazionale. La riforma ha introdotto nel sistema amministrativo italiano una nuova forma di governo che potremmo definire dualistica, ha accresciuto la stabilità degli esecutivi, garantendo maggioranze consiliari più sicure, ha aumentato prerogative e responsabilità dei Sindaci e dei Presidenti della Provincia. Ha spostato la struttura dell’Amministrazione locale, che si fondava sulla preminenza istituzionale del Consiglio, verso una forma neoparlamentare che si basa sull’elezione diretta del Premier (modello presidenziale) contestuale a quella dell’Assemblea (modello parlamentare tradizionale) e sulla permanenza del rapporto fiduciario tra Istituzione rappresentativa e Governo, ma con possibilità di approvazione di una mozione di sfiducia per la revoca del mandato governativo, senza sostituzione del Gabinetto, ma con conseguente scioglimento automatico degli organi elettivi e rinvio a nuove elezioni. Il mandato popolare dunque è rimesso nelle mani di due soggetti, il Sindaco ed il Consiglio Comunale che seppur con prerogative differenti, concorrono all’elaborazione della politica amministrativa. La funzione propositiva spetta al Sindaco, mentre le concrete proposte di governo devono ottenere l’approvazione dell’Assemblea ma dissensi tra i due organi non comportano la caduta della Giunta che può avvenire solo con esplicita votazione per appello nominale ed a maggioranza assoluta di una mozione di sfiducia.

Anteprima della Tesi di Carlo Poggi

Anteprima della tesi: Le assemblee elettive locali nella transizione italiana. Analisi di un caso, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Carlo Poggi Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

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