Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Le assemblee elettive locali nella transizione italiana. Analisi di un caso

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

16 Nell’ordinamento precedente l’operato del Sindaco era condizionato da molteplici elementi di incertezza primo fra tutti la facilità con cui potevano mutare le Maggioranze Consiliari anche per effetto dello spostamento di un solo voto, che poteva risultare determinante per la caduta di una Giunta; crisi che spesso si risolvevano all’interno della Maggioranza stessa non per motivi di mutamento di indirizzo politico ma semplicemente per logiche di rimpasto della Giunta con assegnazioni delle cariche di Assessore e Sindaco a compagini politiche differenti o addirittura all’interno di differenti correnti del medesimo Partito. Inoltre gli Assessori, eletti in seno all’Assemblea, avevano un potere politico pari a quello del Sindaco, al quale potevano imporre le loro scelte che sarebbero state prerogativa del solo Sindaco e rispetto alle quali era anche responsabile giuridicamente. Altro rischio a cui erano sottoposte le Giunte consisteva nelle pressioni esterne provenienti dalle Segreterie dei Partiti, nell’ottica di “equilibri” a livello provinciale, regionale o addirittura nazionale nel caso di Comuni di grandi dimensioni. Il pregio della riforma del 1993 è stato quello di svincolare e rendere indipendenti le Amministrazioni Locali, per l’intera durate del mandato, dalle incertezze e dalle instabilità sia interne che esterne e di affidare completamente al giudizio popolare la designazione del responsabile dell’esecutivo. Tale rafforzamento della stabilità amministrativa ha così contribuito ad accrescere la forza delle Autonomie Locali e a rendere più coerente al programma elettorale l’esercizio del potere locale e l’operato degli Esecutivi sia Comunali che Provinciali. Contemporaneamente tale mutamento ha incrementato la visibilità personale dei Sindaci e dei Presidenti delle Province e li ha resi maggiormente responsabili, di fronte all’opinione pubblica ed all’elettorato, delle loro scelte politiche ed amministrative. L’elezione diretta del Sindaco ne ha fatto un soggetto politico forte, anche se in un’ottica nazionale molto accentratrice si rivela ancora debole amministrativamente, soprattutto in funzione della limitata capacita fiscale e finanziaria delle Amministrazioni Locali in esame. Il punto focale del nuovo modello istituzionale è dunque l’investitura diretta del Capo del governo locale, ma in sede di elaborazione della Legge le proposte furono le più disparate e numerose; vennero presentate all’esame della Commissione Parlamentare addirittura 19 proposte di legge. Alcune prevedevano una soluzione di tipo “presidenzialistico” con una scelta del Primo Cittadino parallela e svincolata rispetto alla competizione elettorale tra le Liste per l’assegnazione dei seggi in Consiglio Comunale. Altre, al contrario, attribuivano all’elettorato solo la designazione iniziale del vertice di governo, prevedendo l’investitura a Sindaco per il Capolista del gruppo risultato vincente. Ma tale sistema avrebbe ancora sottoposto il Sindaco e la Giunta al giudizio dell’Assemblea ed alla spada di Damocle della sfiducia costruttiva. Così tra le varie possibilità si è cercato di elaborare un sistema che garantisse, attraverso premi di maggioranza, lo scrutinio maggioritario di Lista e l’introduzione di soglie di sbarramento esplicite, stabilità e governabilità all’esecutivo nominato dal Premier eletto con il suffragio popolare. Oltre tutto questa riforma elettorale di tipo maggioritario si rifaceva ad esperienze passate del sistema elettorale locale italiano e più precisamente alle Leggi approvate, nel 1951, su proposta del ministro degl’Interni Scelba, per l’elezione dei Consigli Comunali e Provinciali. Tale proposta si riconduceva al criterio dualistico che prevedeva un sistema strettamente proporzionale per gli organi elettivi nazionali e un sistema maggioritario per le amministrazioni locali. Il sistema del 1951 prevedeva, per i Consigli dei Comuni con oltre 10.000 abitanti, un premio di maggioranza da suddividersi tra le Liste collegate, che avessero raggiunto la maggioranza relativa dei voti.

Anteprima della Tesi di Carlo Poggi

Anteprima della tesi: Le assemblee elettive locali nella transizione italiana. Analisi di un caso, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Carlo Poggi Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1570 click dal 14/01/2005.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.