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Marketing teatrale tra cultura e mercato. Alcuni casi empirici.

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2 Introduzione. Negli ultimi anni l’endemica crisi del sistema teatrale italiano, sempre lamentata ma raramente affrontata, si è drammaticamente aggravata. La ragione di fondo è da ricercare nella condizione delle fonti di finanziamento del settore. Da una parte il Fondo Unico dello Spettacolo, ovvero lo storico nonché principale sostegno del governo al teatro, in termini reali si è ridotto del 50% circa, dall’altra la profonda carenza di ricerche sul pubblico, ovvero la seconda risorsa, ha limitato il coinvolgimento delle nuove e più esigenti fasce di spettatori e pertanto, gli incassi in termini reali (salvo le dovute eccezioni) non hanno subito sostanziali variazioni. Considerando poi, la crescita della concorrenza nel mercato dell’entertainment, la riduzione del tempo libero, il quadro normativo sempre più caotico e farraginoso, la precarietà del sistema distributivo, gli innumerevoli dibattiti sull’argomento (molti dei quali privi di spessore), lo stallo dei teatri pubblici, il fallimento del progetto degli Stabili d’Innovazione, il ruolo dell’ETI (che assorbe una consistente quota del FUS per gestire unicamente quattro spazi in tre città italiane), la considerevole quantità di sale teatrali (soprattutto storiche) e la loro dislocazione, si comprende l’urgenza di una qualche reazione a tale situazione. Da parte dei “teatranti”, la risposta è stata varia ma, a volte, poco efficace. I maggiori teatri e circuiti hanno cercato, oltre che di attingere maggiormente alle risorse degli enti locali, di ridurre i costi di realizzazione e di limitare il numero delle produzioni e/o degli spettacoli in cartellone. Sul versante della produzione, le grandi compagnie e i teatri hanno cercato di minimizzare il rischio, ovvero hanno spinto le loro produzioni e programmazioni verso spettacoli più sicuri, garantiti dai soliti nomi in cartellone (pur non volendo dubitare delle loro capacità, è certo che le loro pretese artistiche ed economiche, favorite dal sistema contrattuale, rappresentano un onere eccessivo), con testi che non irritassero né sorprendessero troppo; perciò una notevole preponderanza dei classici, tante pièce di derivazione paracinematografica o televisiva, un incremento significativo dei musical. Allestimenti senza eccessivo mordente che puntano su un’audience di massa; circostanza questa assolutamente non disdicevole, ma che diviene pericolosa quando, come sta accadendo,

Anteprima della Tesi di Marco Apolloni

Anteprima della tesi: Marketing teatrale tra cultura e mercato. Alcuni casi empirici., Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Marco Apolloni Contatta »

Composta da 327 pagine.

 

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