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Donne e mafia

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5 Emerge un quadro ampio e generale, sottolineando le caratteristiche sociologiche delle stesse, molte tra queste provengono da classi sociali inferiori e vivono in precarie condizioni familiari, il poco controllo esercitato dalla famiglia di provenienza le ha portate ad essere più predisposte a delinquere. Questi studi creano un tipo di donna criminale totalmente in contrasto con la “delinquente nata” della scuola positivista. Superando, così, la teoria biologica che riteneva la donna incapace di commettere alcune tipologie di reati. I nuovi studi differenziano le due facce della criminalità, maschile e femminile, più per la quantità che la qualità dei reati, affermando che le donne sono in grado parimenti come gli uomini di commettere qualunque reato ,la differenza risulta essere solo numerica. Queste donne, in realtà, non sono né pazze nè psico- biologicamente diverse. Negli anni ‘70 due studiose approfondiscono gli studi sul fenomeno della criminalità femminile ed, entrambe, affermano che i tassi di criminalità siano cresciuti e che ciò sia dovuto al processo di emancipazione femminile. Frieda Adler sostiene che le donne negli ultimi anni, diventando più simili all’uomo, acquisirebbero anche comportamenti aggressivi e violenti in misura superiore rispetto alle generazioni precedenti.

Anteprima della Tesi di Lidia Renta

Anteprima della tesi: Donne e mafia, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lidia Renta Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 19400 click dal 09/02/2005.

 

Consultata integralmente 25 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.