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Donne e mafia

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9 dopo gli anni 90 che non sembrerebbe conseguenza del processo di emancipazione (Fonte: ISTAT). Nell’analizzare la scarsa presenza di donne nella criminalità si è avvalorata la tesi, già in passato sostenuta da autori come Pollack, dell’elemento cavalleresco. Le donne, secondo alcuni autori, godrebbero di un trattamento di favore sia da parte delle organizzazioni criminali (che lascerebbero ricoprire un ruolo di supporto) sia da parte della società (che renderebbe impuniti taluni reati omettendone la denuncia) sia dall’ordinamento che reagirebbe in maniera differente nei confronti delle donne. Tali idee sono state confutate prima di tutto perché la donna assume sempre di più un ruolo attivo nella criminalità; in secondo luogo il numero di denunce è leggermente in aumento, quindi non vi è tendenza a proteggere i delitti femminili. Infine non è stata riscontrata alcuna disuguaglianza nel trattamento sanzionatorio. Nell’analizzare i dati rilevati annualmente dall’ISTAT emerge una serie di caratteristiche della donna criminale, ma è opportuno chiarire alcuni punti relativi ai dati. In primo luogo si devono richiamare i limiti di un’analisi statistica sulla criminalità. E’ nota, infatti, l’incidenza che ha sul fenomeno il numero oscuro. Il numero oscuro è quella quantità di reati che rimangono sconosciuti alla collettività e quindi non rientra nelle statistiche

Anteprima della Tesi di Lidia Renta

Anteprima della tesi: Donne e mafia, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lidia Renta Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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Consultata integralmente 25 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.