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Il tribunale del riesame

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13 sociale 27 . Il pericolo va dedotto, secondo la prescrizione, da “specifiche modalità e circostanze del fatto”, analizzando i dati deducibili dall’episodio criminoso in questione; ”dalla personalità dell’imputato o della persona sottoposta alle indagini 28 , desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali,” che vanno poi specificatamente indicati 29 . Dalla prescrizione emerge che nel valutare, il giudice deve considerare unicamente situazioni riferibili solo a colui che deve esser sottoposto al provvedimento non potendo, far riferimento all’ambiente in cui il soggetto agisce, né in particolare, operare “valutazioni a carattere generale…non correlate con i fatti del procedimento” 30 . È rimasto invariato, in seguito alla riforma, l’elenco delle categorie di delitti cui far riferimento, anche se, è stata aggiunta la precisazione attinente al limite massimo edittale della pena, stabilito in quattro anni, per l’ applicazione della custodia cautelare nell’ipotesi di reiterazione dei delitti della stessa specie 31 .Il limite edittale è lo stesso di quello previsto dall’ art. 280 c.p.p. per l’applicazione della custodia cautelare in carcere con riferimento, in questo caso, al reato per cui si procede. Ne deriva che, nell’ipotesi di prognosi relativa a diritti della stessa specie puniti con la pena della reclusione inferiore nel massimo a quattro anni, è comunque valutabile l’applicazione di misure cautelari diverse dalla custodia in carcere, facendo ritenere così, che nella qualifica di “gravi”, prevista per le altre fattispecie indicate all’art. 274 c.p.p., questi delitti (puniti con la reclusione inferiore nel massimo a quattro anni) non vi rientrerebbero 32 . Ultima 27 In tal senso si veda Riviezzo, op. cit., p. 48. 28 Tale formula ha sostituito la precedente che si riferiva all’imputato come se volesse operare un equiparazione che però era già prevista in virtù dell’ art. 61 c.p.p.. In ragione di ciò, c’è chi ritiene inutile l’ aggiunta fatta dal legislatore perché non sussistevano comunque dubbi che i criteri per il giudizio sulla personalità valessero anche per l’ indagato, si veda Illuminati, op. cit., p. 83 ss.;c’é chi pone, invece, in evidenza come la norma usi in maniera superficiale i due termini, si veda Riviezzo, op. cit., p. 5. 29 Secondo la Cass., sez. III, 9 gennaio 2004 n. 306, Scotti, in Guida al diritto, 1 maggio 2004 n. 17, p. 95 “il pericolo di reiterazione può esser fondato anche su fatti criminosi in corso di accertamento giudiziale, ivi compreso quello per il quale la misura cautelare viene adottata, senza che ciò violi la presunzione di innocenza del cittadino, trattandosi di giudizio incidentale, allo stato degli atti”. 30 In tal senso Cass., sez. III, 9 gennaio 2004 n. 306, Scotti, in Guida al diritto,1 maggio 2004 n. 17, p. 94; vedi Riviezzo, op. cit., pp. 48-49; Illuminati, op. cit, p. 85. 31 Per la cui definizione vedi, sentenza Cass., sez. III, 9 gennaio 2004 n. 306, Scotti, in Guida al diritto 1 maggio n. 17, p. 95. 32 Vedi Riviezzo, op. cit., p. 50; Illuminati, op. cit., pp. 86-87 il quale, ha anche osservato come desti qualche perplessità la prognosi di commissione dei reati con riguardo ad una fattispecie astratta, perché potrebbe indurre a ritenere automatica l’ applicazione della custodia cautelare ogni volta che sia prevedibile la reiterazione dei delitti della stessa specie puniti con reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni. Peraltro la perplessità può esser risolta facilmente, con riferimento al principio di adeguatezza di cui all’ art. 275, primo comma, c.p.p.il quale impone una valutazione che potrebbe far optare per l’applicazione anche di una misura cautelare di tipo diverso.
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Informazioni tesi

  Autore: Lucia Marinelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Piero Gualtieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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il riesame dei provvediemnti restirttivi
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