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Fumo passivo e ambiente di lavoro: quadro medico, normativo e orientamenti giurisprudenziali

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1 INTRODUZIONE L’uso del tabacco si diffuse nei paesi europei successivamente alla scoperta dell’America, quando i marinai “importarono” un’abitudine tipica degli indigeni che “tenevano in mano un carbone ardente, costituito da foglie secche di buon odore”, secondo quanto scritto da Cristoforo Colombo. Addirittura, nel 1560 Jean Nicot de Villemain, ambasciatore francese presso la corte portoghese, ne promosse la coltivazione e l’importazione e ne consigliò l’uso alla Regina di Francia Caterina de’ Medici, come cura per l’emicrania, essendo convinto delle sue virtù medicamentose. Nel 1579 il tabacco venne introdotto anche in Italia dal Cardinale Prospero di Santa Croce, nunzio pontificio a Lisbona: i semi vennero coltivati dai monaci dei vari ordini religiosi, che confidavano nei poteri curativi della pianta. Solo a partire dal 1590 il tabacco venne “scoperto” anche come pianta passibile di un impiego voluttuario, e l’uso divenne presto abuso. Re Giacomo I Stuart di Inghilterra divenne il propugnatore della prima campagna antifumo, indicendo pubblici dibattiti in cui venivano mostrati al pubblico cervelli e polmoni di fumatori deceduti ed emanando decreti che imponevano tasse sull’importazione del tabacco; il sovrano pubblicò anche uno studio “Counterblast against tabacco” ( Invettiva contro il tabacco ) del 1606, in cui affermò gli effetti dannosi che il fumo poteva avere sulla salute, non solo dei fumatori ma anche di quanti li circondavano: per la prima volta si parlava di fumo passivo. Nella battaglia contro il fumo intervenne anche la Chiesa: papa Urbano VIII emanò nel 1542, su richiesta della Chiesa di Siviglia, la bolla “Ad Futuram Rei

Anteprima della Tesi di Carmen Cannavale

Anteprima della tesi: Fumo passivo e ambiente di lavoro: quadro medico, normativo e orientamenti giurisprudenziali, Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Carmen Cannavale Contatta »

Composta da 120 pagine.

 

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