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Le istituzioni politiche ed amministrative nel Regno delle Due Sicilie dal 1815 al 1860

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17 LE FONTI DEL DIRITTO Le diverse dominazioni succedutisi nell’Italia meridionale ed in Sicilia, nel corso dei secoli, hanno lasciato un immenso quanto eterogeneo materiale legislativo. Gli avvenimenti del 1806 che determinarono la divisione politica del Regno di Napoli dalla Sicilia, impressero all’uno ed all’altra una diversa evoluzione giuridica. Nel Continente, Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità 19 introducendo il Codice Napoleone; in Sicilia, la feudalità venne abolita con l’art.XI delle “Basi della Costituzione” del 1812 20 , ma il governo costituzionale, asservito alle autorità inglesi, non fece che aggravare, con abusi e disordini, la situazione preesistente. Con l’unificazione dei due Regni a seguito della Restaurazione, su consiglio di ministri illuminati come Luigi de’ Medici 21 e Donato Tommasi, Ferdinando I decise di lasciare in vigore la legislazione del “Decennio” assumendosi, in tal modo, il compito riformatore e divenendo egli stesso veicolo di quelle idee da cui aveva quasi integralmente preservato la Sicilia anzitempo. Quindi, abbiamo detto, permase il Codice Napoleone, seppur con parziali modifiche imposte dal buon costume e dal rispetto della religione ufficiale dello Stato: difatti vennero aboliti il divorzio, con R.D. del 13 giugno 1815, istituto ripugnante al costume nazionale 22 , ed il matrimonio civile, sostituito da quello dettato dai canoni del Concilio di Trento. 19 Fino agli ultimi anni del secolo XVIII, il problema centrale del diritto pubblico concerneva i rapporti tra potere regio e feudalità appunto. 20 Leggere in Appendice. 21 Luigi de' Medici, principe d'Ottaviano e duca di Sarno (Napoli 1759-Madrid 1830). Reggente della corte della Vicaria dal 1791, sospettato di giacobinismo nel 1795, venne presto riabilitato e nel 1803 e 1804 fu incaricato di dirigere le finanze reali e la segreteria di Stato. Incautamente consigliò nel 1805 il Re di accogliere gli Anglo-Russi nel Regno e dovette fuggire in Sicilia con la corte al momento dell'invasione francese. Benché in urto con lord Bentinck, rimase sempre fedele all'alleanza britannica. Inviato quale rappresentante del Regno al Congresso di Vienna ottenne che i regni di Napoli e insulare si fondessero nel Regno delle Due Sicilie (1816). In pratica a capo del governo dal 1815 e seguace delle teorie liberiste concepì la restaurazione in termini essenzialmente economico-finanziari e fu tra i creatori della marina mercantile del Regno. Nel 1818 concluse un concordato con la Santa Sede e nel 1819 promulgò un nuovo codice di leggi. Rifugiato a Roma durante i moti del 1820, al suo ritorno liquidò Canosa e Troja, poiché mirava a seguire una strada di moderato liberalismo. Fu ottimo finanziere. Morì a Madrid dove aveva accompagnato Francesco I in un viaggio ufficiale. 22 G.Astuti, Il Code Napoléon in Italia e la sua influenza sui codici degli Stati italiani successori, in Atti del Convegno Napoleone e l’Italia, Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1973, vol. I, p.192.

Anteprima della Tesi di Paolo Spagnuolo

Anteprima della tesi: Le istituzioni politiche ed amministrative nel Regno delle Due Sicilie dal 1815 al 1860, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Paolo Spagnuolo Contatta »

Composta da 215 pagine.

 

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