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Comunicazione e prodotti editoriali nel mondo del calcio - I casi di Milan e Inter

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Comunicazione e prodotti editoriali nel mondo del calcio: i casi di Milan e Inter Simone Cometti 150540 1. Il calcio in Italia 1.1. LE ORIGINI STORICHE DEL GIOCO Giochi con la palla furono praticati sotto tutte le latitudini e in tutti i tempi. Platone pensava che gli esercizi ginnici avessero avuto un’origine naturale, come risposta ad un istinto innato dell’uomo, e in effetti nel gesto di lanciare o calciare una palla, nella stessa forma sferica dell’oggetto, c’è qualcosa di elementare e istintivo. 3 Come anche Antonio Ghirelli ricorda, l’antichità ci ha lasciato una enorme documentazione sui giochi di palla che si praticavano, più o meno simili al nostro calcio o al nostro rugby. I giapponesi del 1004 a.C. tramandano il ricordo di un gioco che si disputava su un terreno quadrato di circa due metri, demarcato ai quattro punti cardinali da altrettanti alberi. In Cina si giocava con un pallone di cuoio riempito, secondo i leggiadri costumi del Celeste Impero, di capelli femminili. Sia l’Iliade che l’Odissea conservano accenni alle “sferomachie”, competizioni sportive coltivate dalle genti greche. Nel canto VI dell’Odissea è contenuta la prima cronaca sportiva di cui si abbia memoria, descrivendo Nausicaa impegnata a sbagliare una specie di goal a porta vuota, mancando il passaggio all’ancella e mandando la palla a rotolare in un profondo vortice. Dalla Grecia all’antica Roma il passo è breve. Marziale, Virgilio e Orazia ci hanno lasciato descrizioni non episodiche dell’arpasto, un gioco violento che – derivando dal verbo greco “arpazo”, sottrarre – consisteva appunto nello strapparsi la palla attraverso una folla di contendenti; ma anche quello della “pila paganica” (un pallone di cuoio ripieno di piume), quello della “pila trigonalis” (che si giocava in triangolo, preferibilmente nudi, nel tepidario delle terme), e quello del follis , una palla di cuoio gonfia d’aria. Giungendo poi direttamente sino al 1200, si ritrova in Inghilterra l’enorme e popolare diffusione di un gioco consistente nel far superare alla palla una linea che veniva difesa accanitamente. Forza bruta nei contatti e potenza di calcio erano gli unici requisiti richiesti ai protagonisti di queste furibonde battaglie che solitamente si svolgevano il martedì grasso o a Natale, oppure in concomitanze con sagre e fiere paesane. Interessante notare come l’obiettivo di questo passatempo britannico fosse di due ordini, come duplice era il modo di giocare: “hurling at goal” (consistente nel gettare la palla in porta allorchè la partita aveva luogo fra squadre numerose – da 30 a 50 giocatori – ma in campo limitato) e “hurling over country” (consistente nel lanciare la palla attraverso la campagna, allorchè la gara coinvolgeva intere parrocchie o paesi). Denunciato come forma di “pericoloso teppismo”, l’hurling venne messo fuori legge in entrambe le sue forme da re Edoardo II, nel 1314. 3 Ghirelli A., Storia del calcio in Italia, Einaudi, 1972. 5
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Informazioni tesi

  Autore: Simone Cometti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Emilio Pucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

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