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Philip K. Dick, tra filosofia e mito

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8 capacità dei bambini di resistere agli imbrogli. I bambini hanno l’occhio vispo ed il polso fermo. […] Un bambino di questi tempi è in grado di smascherare una menzogna molto più rapidamente dell’adulto più saggio di vent’anni fa. 10 La filosofia e la mitologia da cui Philip Dick attinge, e quella che egli stesso contribuisce a creare tramite l’uso della favola e del romanzo, ha come impulso il tentativo di capire come ricucire quello strappo tra ciò che è, ciò che dovrebbe essere e ciò che crediamo sia la nostra realtà. Ritrovare il contatto con il mito è anche ritrovare un legame con il nostro spazio interiore, a cui egli dedicò molti dei suoi romanzi più intensi. Ma come nella teologia negativa di matrice medievale, così neppure lui riesce a dare risposta diretta alla materia su cui verte la sua incessante domanda: “cos’è l’uomo?”, “cos’è reale?” e come i medievali può solo descrivere ciò che non è, trasfigurando situazioni presenti ed instillando il dubbio circa i nostri comportamenti futuri, per cercare di descrivere quella che dovrebbe essere la sua essenza particolare: l’empaty, quel sentimento di comunanza che caratterizza l’uomo prima ancora di poterlo definire aristotelicamente come zoòn politicòn, e che sta alla base di ciò che siamo e della differenza uomo – macchina, il nostro corrispettivo simulacrale, l’androide. Questo lavoro vuole indagare in primo luogo se e in che modo Philip Dick possa essere considerato un filosofo oltre che uno scrittore. Ciò avverrà tramite l’analisi del termine “filosofia” e delle modalità con cui alcuni pensatori contemporanei definiscono i filosofi. Analizzeremo inoltre se non sia il caso, al contrario, di ascrivere la riflessione che svolge alla semplice definizione di “letterato impegnato” o engagé. In seguito ci concentreremo su quelle che possono essere le sue fonti nell’ambito della Grecia e della Classicità, quelle cioè che plausibilmente hanno maggiormente influenzato il suo pensiero da un lato e il suo modo di concepire lo strumento narrativo come veicolo di idee dall’altro. Per fare questo sarà necessario comprendere lo stretto rapporto che Philip Dick intrattiene con la parola: quella scritta, come parte del costrutto narrativo e quella poetica, che si incontra nei suoi romanzi come fonte di mitopoiesi e mattone di realtà. 10 “Come costruire un universo che non cada a pezzi in due giorni”, in Se vi pare che questo mondo sia brutto, Feltrinelli, Milano 1997, pp. 119-120.

Anteprima della Tesi di Fabio Boverio

Anteprima della tesi: Philip K. Dick, tra filosofia e mito, Pagina 7

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Fabio Boverio Contatta »

Composta da 95 pagine.

 

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