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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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14 Nella fattispecie l'influenza culturale esercitata dal Theophrastus redivivus - più mitica che reale -, soprattutto nel XVIII secolo (33) , è dovuta alla forte tensione antifideistica, materialistica ed ateistica delle argomentazioni presenti nel manoscritto. D'altronde la polemica antireligiosa, come si è già accennato, rappresenta l'altro aspetto, insieme all'erudizione, veramente importante dell'opera. Ci troviamo, nel caso del Theophrastus redivivus, di fronte ad «un'utilizzazione nuova di tutta la tradizione filosofica antica per ritrovare in essa non più i presupposti e i sostegni della tradizione spiritualista ma i fondamenti di quella ‘filosofia libera’, ‘empia’, ‘ateistica’» (34) . Dunque quello del Theophrastus redivivus è un che pensiero trova la sua ragion d'essere propria nella eterodossia religiosa e che permette polemicamente all'anonimo autore di proseguire la ricerca della ratio naturalis, prima e vera natura dell'uomo, ma ormai dimenticata e sostituita da una “seconda natura”, vale a dire l'opinione, le leggi, i costumi della società. La polemica antireligiosa diviene così momento ineludibile di ogni critica della civiltà proprio perché, grazie all'uso politico che della religione ne hanno fatto i sacerdoti e i legislatori, accentua il distacco tra credere e intelligere, creando così due ambiti separati e specifici: l'ambito della superstizione e della credenza, proprio del volgo ignorante, e l'ambito del potere e della “tradizione”, proprio di chi governa. In questa fenomenologia del sociale non si trova più alcuno spazio per una saggezza tutta umana che vuole l'uomo cosciente dei suoi limiti e delle sue possibilità; la divisione tra uomo e Dio, tra servo e padrone, tra insipiente e filosofo, è innaturale per il Theophrastus redivivus. E’ presunzione la pretesa di alcuni uomini di sentirsi superiori ad altri così come sciocca e gravida di conseguenze negative la pretesa superiorità dell'uomo in generale sull'animale, primato che l'anonimo compilatore combatte riprendendo il confronto uomo- animale ed usando le stesse fonti classiche già usate da Montaigne nell'Apologia di Raimond Sebond (35) . Se resta valido l'insegnamento di Pomponazzi secondo cui alcuni individui sono più vicini alle bestie che agli uomini, tuttavia per il Theophrastus redivivus la natura umana ha una omogeneità di fondo che soltanto la creazione dei miti religiosi, da parte di pochi politici astuti, i quali hanno sfruttato la paura originaria dell'uomo di fronte al mondo ed ai suoi (33) Su questo aspetto si veda J. Vercruysse, Le “Theophrastus redivivus” au 18° siecle: mithe et realite, in Ricerche su letteratura libertina e letteratura clandestina nel Seicento, cit., pp. 297-303. Per una prima analisi sulla composizione del T.R. ed i suoi rapporti con altri manoscritti clandestini, si vedano le considerazioni, rivelatesi in seguito errate, di I.O. Wade, The clandestine organization and diffusion of philosophic ideas in France from 1700 to 1750, Princeton, 1938, pp. 222-228. (34) T. Gregory, Theophrastus redivivus, cit., p. 11. (35) Su questo punto si vedano i capp. II e III del VI trattato del T.R.

Anteprima della Tesi di Antonio Perrino

Anteprima della tesi: Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Perrino Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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