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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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15 fenomeni, ha potuto dividere e diversificare (36) . Da un punto di vista strettamente teoretico si ha nel manoscritto «una demitizzazione che è tanto più radicale in quanto non investe soltanto aspetti marginali o degenerativi del fenomeno religioso, ma ne aggredisce il nucleo costitutivo, riportandolo alla sua radice politeistica e superstiziosa» (37) . Certo siamo ancora lontani dalla bayliana “repubblica degli atei” o dalle valenze rivoluzionarie, sia in senso politico che di sapere religioso, che la polemica antireligiosa assumerà nel primo illuminismo francese; vi è però - aristocraticamente - nel pensiero del Theophrastus redivivus una “via alla saggezza”, un percorso filosofico su cui si era già incamminato lo scetticismo montaignano un secolo prima. E se da un lato viene meno l'aspetto fideistico presente nell'autore degli Essays, dall'altro lato vi si consolida invece il conservatorismo, l'isolamento dalla società e dalle sfere del potere, la volontà di ritirarsi in un mondo impolitico, rarefatto, culturalmente rivolto verso la classicità, una classicità tuttavia che ha perso quelle istanze progressiste che l'avevano caratterizzata come “umanesimo” nell'età rinascimentale per trasformarsi in un amore del mondo classico che «è più simile a una fuga che al raggiungimento di una ‘ratio naturalis’ e la meditazione sui luoghi classici, stoici ed epicurei, relativi alla condizione del sapiente si scontra con una realtà sociale che si vuole rifiutare» (38) . Torna qui a proposito il giudizio di chi ha visto nel Theophrastus «un tipico intellettuale eterodosso del ‘grand siècle’, espressione di un’ottica dissociata, che da un lato rivendica al saggio una nuova libertà di giudizio e di critica, e, dall'altro, si piega sul piano esterno ad accettare la logica e la prassi del potere assoluto come garanzia di pacifica convivenza» (39) . La critica alle religioni stabilite risulta così essere, il nodo centrale, la linea di sviluppo fondamentale dell'argomentare dell'anonimo autore non solo da un punto di vista teoretico, che vede l'ateismo come la matrice in cui collocare la sapienza filosofica dell'uomo, ma anche da un punto di vista storico-filosofico, nel senso che proprio in questo ambito si può maggiormente notare l'utilizzo di alcuni topoi ormai classici della critica eterodossa religiosa nel Seicento. (36) Rispetto al tema della “conoscenza umana” presente nel manoscritto, scrivono i due curatori: «al principio di autorità si contrappongono dunque l'egualitarismo sul piano delle comuni facoltà di apprensione empirica e il richiamo, sempre energico ed insistito, alla responsabilità del singolo nella ricerca e nella verifica delle proprie conoscenze», in T.R., Introduzione, cit., p. XIX. (37) Ibidem, p. XXXI. (38) Lorenzo Bianchi, Sapiente e popolo nel “Theophrastus redivivus”, cit. p. 151. (39) A.M. Battista, Psicologia e politica nella cultura eterodossa francese del Seicento, in Ricerche su letteratura libertina e letteratura clandestina nel Seicento, cit., p. 231. Per questo aspetto resta fondamentale il saggio, della stessa autrice, Come giudicano la ‘politica’ libertini e moralisti nella Francia del Seicento, in Il libertinismo in Europa, a cura di S. Bertelli, Ricciardi, Napoli, 1980, pp. 25-80.

Anteprima della Tesi di Antonio Perrino

Anteprima della tesi: Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Perrino Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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