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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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3 sottende - essi si moltiplicano quando si studiano opere anteriori a tale periodo, come nel nostro caso. Non trovandosi di fronte ad una vera e propria “storia della filosofia” o “storia della storia della filosofia”, compito dello storico in linea generale sarà quello di esplicitare, in primo luogo, i campi d'indagine specifici che l'autore o l'opera esaminata sussume dalla filosofia passata, in secondo luogo quello di mettere in luce il tipo di “interpretazione” che di queste tematiche viene proposta, infine, secondo una prospettiva più ampia, quello di indicare il genere di influenza che tale “lettura” ottiene sul pensiero successivo. Nella fattispecie si può schematizzare il metodo adottato secondo due diverse, ma non opposte, direzioni di ricerca. Nel primo caso si è proceduto ad una comparazione testuale delle citazioni tra la loro stesura originale e come vengono invece riportate, e molto spesso plasmate, dal Theophrastus redivivus. In poche parole si è cercato di capire il perché degli interventi dell'anonimo estensore - manipolazioni, omissioni, interpolazioni, libere traduzioni, ma anche trascrizioni ad litteram - sui testi utilizzati. Seguendo la seconda strada si è cercato di precisare come i motivi filosofici delle “fonti” del Theophrastus vengano ad esplicitarsi, a chiarirsi o ad oscurarsi nei sei trattati anonimi e questo in riferimento principalmente ai cambiamenti apportati dall'autore del manoscritto, sia rispetto alle argomentazioni specifiche, sia rispetto ai più ampi contesti teoretici in cui esse vengono inserite, negli autori oggetto d'indagine non meno che nel Theophrastus redivivus. Come si può intuire da tali premesse sarà inevitabile l'interconnessione tra i due tipi di analisi, essendo l'una complementare all'altra. La scelta poi di mettere a fuoco la “presenza” nel testo anonimo del pensiero di quattro grandi novatores italiani, vale a dire Machiavelli, Pomponazzi, Vanini e Campanella, trova la sua ragione più immediata da un lato nella considerazione che è proprio la filosofia rinascimentale e tardo-rinascimentale italiana a costituire il sostrato più prossimo delle argomentazioni e delle tematiche svolte nell'opera, dall'altro lato nell'osservazione che principalmente attraverso la “lettura” del pensiero di questi filosofi si evidenzia, nelle sue linee essenziali e nei suoi diversi aspetti e sviluppi, uno dei temi fondamentali del Theophrastus redivivus, cioè la polemica antireligiosa. Tale motivo, mutuato, seppur in un'ottica particolare, dalle considerazioni non univoche del Machiavelli sul problema religioso, e, parallelamente, dalla “spiegazione naturalistico-astrologica” che del fenomeno religione aveva espresso il Pomponazzi del De incantationibus, si estrinseca attraverso l'utilizzo delle opere più risolutamente ateistiche del Vanini, per richiudersi infine, e capovolgersi completamente, con la lettura dell'Atheismus

Anteprima della Tesi di Antonio Perrino

Anteprima della tesi: Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Antonio Perrino Contatta »

Composta da 137 pagine.

 

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