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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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7 Erudizione e critica delle religioni positive dunque; due aspetti questi che già di per sé amplificano notevolmente le discussioni sul Theophrastus, soprattutto se visti attraverso la particolare ottica in cui qui ci si intende porre, quella della storiografia filosofica. Due concetti ancora la cui analisi, in questa sede, dovrà procedere parallela, sia perché l'uso del primo è strettamente finalizzato (e non solo in un senso usualmente ‘erudito’) al secondo, sia perché la polemica antireligiosa allargherà il proprio campo d'azione e diventerà come vedremo, critica della civiltà, della natura, di una certa ratio philosophica alla quale l'autore contrapporrà il concetto di ratio naturalis, così come alla figura del filosofo ‘ortodosso’, inteso nell'economia dell'opera alla stessa stregua del legislatore e del sacerdote, contrapporrà la figura del sapiente - nel VI e conclusivo trattato, dal titolo De vita secundum naturam - ripetendo con Seneca «multos esse philosophos non dubium est, paucos vero sapientes» (8) , dove infine il compito dell'anonimo si rivela essere quello di dirigere la vita del sapiente secundum naturam appunto, cioè di indicargli la strada per riconquistare quella ratio naturalis, unica ed esclusiva norma di vita per l'uomo o per meglio dire del saggio, e da questi dimenticata a causa dell'opera dei legislatori, degli impostori, delle auctoritates filosofiche. Temi questi che rivelano la loro cruciale importanza quando se ne sottolinei il ruolo di “tramite” che essi hanno avuto per lo sviluppo della storiografia filosofica al fine della sua definizione “critica”. «La via, infatti, attraverso cui i libertini ‘eruditi’ della prima metà del secolo cercavano la loro emancipazione da quelle ‘superstizioni’ di cui giudicavano vittima la società dell'epoca e dalle quali facevano derivare il potere politico dei despoti era quella di un'analisi dell'antico pensiero classico pagano a cui collegare una moderna, libera interpretazione della realtà» (9) . Bene s'intendono le conseguenze di questo tipo di posizione dal punto di vista teorico quando si consideri il movimento del libero pensiero, soprattutto grazie alla sua diffusione clandestina di manoscritti atei e materialistici, come un diretto precursore, sia cronologico che teoretico, dell'Illuminismo: «Nel corso dei primi decenni del secolo XVIII la circolazione dei manoscritti spianò indubbiamente la strada alla propaganda antireligiosa e politica dei ‘philosophes’, nella quale infine confluì» (10) . Ma, ritornando al problema dell'erudizione nel Theophrastus redivivus, si deve subito sottolineare come su di esso diverse e contrarie sono state le posizioni assunte dai critici. (8) T.R., p. 882. (9) M.A. Del Torre, Le origini moderne della storiografia filosofica, Firenze, La Nuova Italia, 1976, pp. 34-35. (10) P. Casini, Introduzione all'Illuminismo. Da Newton a Rousseau, Bari, Laterza, 1973, p.222.
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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Perrino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1990-91
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria Assunta Del Torre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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ateismo
campanella
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machiavelli
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storiografia filosofica
theophrastus redivivus
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