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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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10 Se resta ancora accettabile il fatto che, come afferma lo Spink, l'anonimo compilatore «aveva l'ottica di un uomo di una generazione precedente; sembra essere stato poco influenzato dai suoi contemporanei» (16) , tuttavia eccessivamente riduttive appaiono certe altre critiche, come quella del Pintard quando dice che «il exprime un pensée infiniment moins vivante, développée pour ainsi dire en dehors du temps et sans recours aux autres hommes» (17) , figurandosi infine l'anonimo come un'«esprit tout “renaissant”», o come quella di Busson che afferma essere il Theophrastus redivivus «livre très hardi dans ses thesès, assurement, déiste et peut-être athée, mais vieux à sa naissance. Livre d'humaniste nourri de Lucrèce surtout, de Pomponace, de Cardan, d'une philosophie morte, en somme, mais que ignore tout de la philosophie de l'avenir» (18) . A questo punto il sia pur breve confronto tra le posizioni espresse nel Theophrastus redivivus e le problematiche aperte dalla filosofia di Cartesio deve qui tornare proprio perché è su questo terreno che nascono le critiche - del Garin innanzitutto e poi, sulla stessa scia, del Gregory - alle obiezioni prima citate, le quali vengono tutte accomunate sotto un'unica matrice, quella cartesiana appunto. Così il Gregory: «vi è ancora una prospettiva direi “cartesiana” che da un lato rifiuta di considerare l'erudizione come un positivo strumento di ricerca e di progresso, dall'altro identifica la nascita del mondo moderno con la nascita della filosofia di Cartesio o quanto meno di quel meccanicismo che avrebbe nettamente separato - ed insieme “salvato” - anima e corpo, “res cogitans” e “res extensa» (19) . Ma quest'ottica è troppo unilaterale in sede di storia della filosofia per essere completamente accettata perché, anche ritenendo valido lo schema che vede nel filosofo francese il fondatore della filosofia moderna, non bisogna dimenticare che, al di là di questa pur fondamentale influenza, la trasformazione che subisce la “coscienza europea” nel Seicento «è il risultato di una serie assai complessa di mutamenti verificatesi in varie regioni del sapere e dei quali spesso è difficile cogliere l'interdipendenza, nonostante la relativa contemporaneità» (20) . (16) J.S. Spink, Il libero pensiero in Francia da Gassendi a Voltaire, cit., p. 81. (17) R. Pintard, Le libertinage érudit dans la première moitié du XVIIe siècle, Paris, 1943, p. 644. (18) H. Busson, La religion des classiques (1600-1685), Paris, 1948, p. 394. (19) T. Gregory, Il libertinismo della prima metà del Seicento. Stato attuale degli studi e prospettive di ricerca, in Ricerche su letteratura libertina e letteratura clandestina nel Seicento, Firenze, La Nuova Italia, 1981, p.20. (20) D. Pastine, Note al “Theophrastus redivivus”, cit., p. 437. Sullo stesso tono si era espresso, a proposito del Seicento, il Gregory: «in realtà quel secolo portò alla consumazione e alla trasformazione di orizzonti culturali non solo in quanto fu capace di delineare nuovi mondi fisici e metafisici, ma in quanto - anche attraverso una nuova utilizzazione dell'antico - riuscì a liberare la cultura da secolari tabù, e ricondurre a limiti e origini umane scale di valori ritenute intangibili», Theophrastus redivivus, cit., p. 12.
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Il seicentesco Theophrastus redivivus come fonte storiografica

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Perrino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1990-91
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria Assunta Del Torre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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ateismo
campanella
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machiavelli
pomponazzi
storiografia filosofica
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