Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La libera circolazione degli sportivi

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

14 non poteva essere ritenuto un lavoratore equiparato alle figure professionali riconosciute dai vari ordinamenti nazionali. A sostegno della propria tesi, le Federazioni sportive ricordavano che lo sportivo professionista era un soggetto privilegiato in virtù delle considerevoli somme guadagnate. Era normale, quindi, che gli fossero imposte certe restrizioni ed obbligazioni straordinarie. In secondo luogo, diventare uno sportivo professionista era una scelta e non un obbligo. Operare questa scelta presupponeva l’accettazione piena ed incondizionata degli statuti della Federazione a cui ci si affiliava (23) . § 5: le sentenze Walrave e Donà Queste sentenze hanno costituito una prima affermazione del carattere economico dell’attività sportiva, che implicava una sottoposizione alle norme del Trattato in materia di libertà di circolazione. Per ciò che riguarda la sentenza Walrave (24) , essa riguardava un caso di ciclismo professionistico su pista. In questo genere di corse, ogni ciclista ha un allenatore che guida una moto nella cui scia si piazza il corridore. I signori Walrave e Kock, cittadini olandesi, erano allenatori e si erano sentiti lesi da un nuovo regolamento dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) che imponeva, a partire dal 1973, nel quadro dei Campionati del Mondo di mezzofondo, che allenatori e ciclisti avessero la stessa nazionalità. La Corte di giustizia era stata chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale, a seguito dell’intervento del Tribunale Distrettuale di Utrecht, sulla legittimità di questa normativa in rapporto agli artt. 7 (25) , 39 e 49 del Trattato CE, nonché sulla interpretazione del reg. 1612/68. In tale sede, essa aveva affermato che «tenuto conto degli obiettivi della Comunità, l’esercizio degli sport dipende dal diritto comunitario nella misura in cui esso costituisce un’attività economica ai sensi dell’art. 2 del Trattato. 23 J. L. DUPONT, Le droit communautaire et la situation du sportif professionnel auprès l’arrêt Bosman, in Revue du Marché Unique Européen, 1996, p. 65 ss. 24 Sentenza 12 dicembre 1974, causa 36/74, Walrave, in Raccolta, 1974, p. 1405 ss. 25 L’art 7, il cui testo originario precisava che «nel campo di applicazione del presente Trattato, e senza pregiudizio delle disposizioni particolari dallo stesso previste, è vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità […]», è stato abrogato dall’art. 6 (parte I, punto 2) del Trattato di Amsterdam.

Anteprima della Tesi di Emanuele Tosi

Anteprima della tesi: La libera circolazione degli sportivi, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Emanuele Tosi Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3259 click dal 21/02/2005.

 

Consultata integralmente 16 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.