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L'Influenza Mediatica nella Pena di Morte

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Capitolo I: “Gli Intellettuali e la Pena di Morte”. 14 1.2 Cesare Beccaria: “Dei delitti e delle pene”. Nel Settecento, non si può parlare della pena di morte senza iniziare il discorso da Cesare Beccaria 18 e dal suo trattato “Dei delitti e delle pene” 19 . La somma opera diviene, ben presto, il simbolo di una battaglia ideologica in cui si riconosce senza esitazione l’ala più avanzata dell’intelligenza europea; essa fu accolta con grande successo in tutto il continente europeo, ricevendo le lodi dei massimi pensatori dell’epoca. Il fine, che il Beccaria si è preposto nello scrivere il trattato, era quello di sottolineare i difetti delle legislazioni giudiziarie a lui contemporanee, e, nello stesso tempo, di avanzare delle possibili soluzioni per porre rimedio alle lacune e alle ingiustizie dei vari sistemi penali. Influenzato dalle teorie esposte da Jean Jacques Rousseau nel suo Contratto sociale 20 , ed ammiratore del pensiero del filosofo inglese John Locke 21 , nel breve trattato Beccaria parte dal concetto della convivenza comune: gli uomini, sostiene, hanno sacrificato una parte delle loro libertà, accettando di vivere secondo le regole della comunità, in cambio di una maggiore sicurezza e di una maggiore utilità. L’autorità dello Stato e delle leggi è quindi da considerarsi legittima finché non oltrepassi certi limiti accettati dai governati in nome del bene comune. 18 Nato il 1738 e morto il 1794. 19 BECCARIA C., Dei delitti e delle pene,1764. 20 Con il Contratto sociale (1762), Rousseau delineò un modello di convivenza politica entro il quale l'individuo, obbedendo alla legge, non cessava però di essere libero. Ciò è possibile nella misura in cui la legge, anziché essere espressione dell'arbitrio di un sovrano assoluto, esprime invece la volontà generale: obbedendo ad essa, ciascun individuo obbedisce a se stesso, poiché, secondo Rousseau, nella volontà generale, che ha come suo scopo l'interesse sovraindividuale della collettività, l'io di ciascuno si identifica con l'io di tutti. 21 John Locke, “la legge di natura insegna a tutti gli uomini, purché vogliano consultarla, che, essendo tutti uguali e indipendenti, nessuno deve danneggiare l'altro nella vita, nella salute, nella libertà e nella proprietà". Locke sostiene che l’origine dello Stato è un contratto e delinea un modello di convivenza civile che assegna ad esso, in una prospettiva liberale, il compito di salvaguardare tutti i diritti naturali dei cittadini, (Due trattati sul governo, 1960).

Anteprima della Tesi di Adriana Abbamonte

Anteprima della tesi: L'Influenza Mediatica nella Pena di Morte, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Adriana Abbamonte Contatta »

Composta da 195 pagine.

 

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