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L'Influenza Mediatica nella Pena di Morte

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Capitolo I: “Gli Intellettuali e la Pena di Morte”. 16 scrittore sostiene che va abolita nella quasi totalità dei casi poiché essa fa venir meno lo spirito del contratto sociale (nessun uomo è disposto a dare la propria vita in nome della convivenza comunitaria), e perché non è un deterrente efficace contro la criminalità. Secondo Beccaria spaventa più l’idea di una lunga pena detentiva che non l’idea di una pena durissima, ma istantanea; ragion per cui Beccaria propone, sostiene ed esalta l’ergastolo, che esamina sotto diversi aspetti, dimostrando che è una pena preferibile a quella di morte, non perchè più “dolce” ma, al contrario, proprio perchè è più “bestiale”, di maggiore durata e serve di più come esempio 23 . L’ergastolo è ben più crudele della morte perchè è più molesto, più tedioso, più lungo da scontare. Con l’ergastolo la pena viene “rateizzata”, distribuita nel tempo e non condensata in un momento; è proprio in questo che sta la sua forza ammonitrice. Lo scrittore sostiene inoltre l’importanza che la pena segua in tempi brevi il reato commesso, per non lasciare l’indiziato nell’incertezza riguardo la sua sorte e per imprimere nella mente dei cittadini la consequenzialità di colpa e pena. Altri due principi fondamentali ed innovatori del trattato, sono l’attribuzione di un carattere laico alla pena e l’importanza della prevenzione dei delitti. Beccaria separa nettamente la nozione di peccato da quella di crimine, la punizione per essere venuti meno alle leggi non ha niente a che spartire con l’espiazione di un peccato nel senso cristiano: la pena assegnata dall’autorità giudiziaria è solo un mezzo per impedire che avvengano o si ripetano determinate violazioni. Ma soprattutto è importante cercare di prevenire i crimini, educando alla legalità; bisogna fare in modo che le leggi siano chiare e facili da comprendere per tutti, che siano quindi rispettate e temute. 23 BECCARIA C., op. cit , “... Non è il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che divenuto bestia da servigio, ricompensa con le sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno più forte contro i delitti. Quell’efficace, perchè spessissimo ripetuto ritorno sopra noi medesimi: ‘io stesso sarò ridotto a così lunga e misera condizione, se commetterò simili misfatti’ è assai più possente, che non l’idea della morte, che gli uomini veggono sempre in un oscura lontananza”.

Anteprima della Tesi di Adriana Abbamonte

Anteprima della tesi: L'Influenza Mediatica nella Pena di Morte, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Adriana Abbamonte Contatta »

Composta da 195 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 12490 click dal 23/02/2005.

 

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