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Vita, morte e ''miracoli'' dell'Economia e del (sotto) Sviluppo in Campania-1860/2004

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14 ISTAT Campani i più poveri, ma il Sud recupera terreno rispetto al Nord Emilia-Romagna la regione più ricca. Il Mezzogiorno ha registrato una crescita più sostenuta del reddito disponibile. Ma il gap con i più ricchi resta dell'84% ROMA - È in Emilia-Romagna che vivono gli italiani più ricchi, in Campania quelli più poveri: il reddito procapite disponibile della più ricca regione italiana supera infatti i 17 mila euro contro i 9.800 del regione fanalino di coda. Dati che emergono da una ricerca Istat: tra il '95 e il 2002 il reddito disponibile delle famiglie si è concentrato per circa il 53% al Nord, per circa il 26% al Mezzogiorno e per il restante 21% al Centro. La ricchezza resta quindi raccolta nelle regioni settentrionali, ma c'è da registrare che nei 7 anni presi in esame hanno perso un punto percentuale a vantaggio di quelle meridionali. Il Sud rosicchia quote, mentre le regioni centrali restano sostanzialmente stabili nel periodo. IL REDDITO DISPONIBILE - Rispetto a un incremento medio nazionale del 28% dal 1995 al 2002, il Mezzogiorno ha registrato la crescita più sostenuta (31,6%), mentre quella più debole si riscontra nelle regioni del Nord Ovest (25,3% in sette anni). Molise, Campania e Sardegna fanno segnare i tassi di crescita più elevati (rispettivamente 35,1%, 34,6% e 34,2%) Il Piemonte è invece la regione con la crescita più bassa (22,1%). Il gap tra famiglie del Nord-Ovest e quelle meridionali resta comunque nel 2002 dell'84%. AL SUD PIÙ IMPOSTE MA MENO PRESTAZIONI SOCIALI - Le imposte correnti hanno subito in 7 anni un aumento del 37,7% a livello nazionale, e i contributi sociali del 15,3%, contro un aumento del 38,8% delle prestazioni sociali. Il Mezzogiorno è l'area in cui l'aumento di imposte e contributi sociali risulta più marcato e al di sopra della media nazionale (rispettivamente 48,8% e 22,8%). L'aumento più contenuto si verifica nel Nord-ovest, dove le imposte crescono del 31,4% ed i contributi sociali del 18,1%. Dal 1995 al 2002 è quindi cresciuta la quota di gettito fiscale e contributivo pagata dalle regioni meridionali rispetto al totale nazionale (dal 21,3 al 22,2%), mentre diminuisce l'apporto delle regioni nord-occidentali (dal 34,8 al 33,9%). Il Mezzogiorno registra, invece, il più basso tasso di crescita delle prestazioni sociali ricevute (37,2%), che crescono in maggior misura nel Centro (40,5%). LOMBARDIA E LAZIO PIÙ TARTASSATE DAL FISCO - La pressione fiscale più elevata è quella del Nord e la più bassa quella del Mezzogiorno: in particolare la Lombardia e il Lazio sono le regioni che registrano i valori più alti, la prima passando dal 14,7% nel 1995 al 15,3% nel 2002 e la seconda dal 14% del 1995 al 15,2% del 2002. La Calabria, invece, registra la pressione fiscale più bassa (passando dall'8,8% al 10,5%). Tuttavia la forbice tra Nord e Sud va gradualmente riducendosi, proprio a seguito della diversa dinamica delle imposte: la distanza era, infatti, di 4 punti nel 1995 e si è ridotta a 3,4 nel 2002
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Vita, morte e ''miracoli'' dell'Economia e del (sotto) Sviluppo in Campania-1860/2004

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Informazioni tesi

  Autore: Marina Salvadore
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in approfondimento storico tesi della D.R.E. Campania ''L'economia e lo sviluppo in Campania nel 2003
Anno: 2004
Docente/Relatore: Marina Salvadore
Istituito da: per la P.A. Agenzia delle Entrate D.R.E. Campania
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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Parole chiave

banche del sud
cassa del mezzogiorno
continentalizzazione e colonizzazione del sud
due sicilie
economia e sviluppo in campania
meridionalismo
mezzogiorno
primati borbonici
questione meridionale
risorgimento

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