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Quando i media staccano la spina. Storia del blackout informativo durante gli ''anni di piombo''

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Capitolo I Lo “strabismo” dei media 15 ed ambedue a firma dello stesso giornalista Mario Scialoja, di due interviste esclusive con i brigatisti rossi, all’interno delle quali essi espongono le proprie posizioni al pubblico. Per poter capire fino in fondo il contesto in cui lo svolgersi degli eventi ha luogo, è tuttavia necessario fare un passo indietro ed esaminare, anche se in maniera rapida, da un lato la situazione storico-politica vissuta dallo Stato italiano nel periodo in questione, dall’altro la realtà socio- economica caratterizzante sia la stampa che gli altri media nel periodo antecedente il 1974. Inoltre, ci preoccuperemo di tracciare un’indispensabile analisi della nascita e della crescita delle Brigate Rosse fino all’anno in questione. Il contesto politico, economico e sociale L’Italia del divorzio Il 1974 rappresenta un anno di svolta per la società italiana. Una generale richiesta di rinnovamento ed una forte denuncia del degrado della vita pubblica sembrano farsi largo in maniera consistente in ampi strati della popolazione, ormai “svezzati” dalla stagione del ’68-’69, che aveva mostrato a chiare lettere come il cambiamento sociale succeduto al miracolo economico fosse giunto ad un momento quanto mai dinamico. Da un lato grazie alla contestazione studentesca, che nella sua critica verso la cultura borghese aveva evidenziato un fervore politico inatteso nei più giovani, peraltro fortemente critico nei confronti del “partitismo” tradizionale; dall’altro per via dei sommovimenti di fabbrica accaduti durante “l’autunno caldo” del 1969, a seguito dei quali acquisirono un peso del tutto nuovo i tre maggiori sindacati italiani (Cgil, Cisl e Uil), ravvicinandosi tra loro e al contempo acquisendo forza contrattuale e autonomia rispetto al sistema politico. Lo nota Sergio Zavoli: “In quegli anni i salari degli operai italiani sono tra i più bassi d’Europa. Cresce di pari passo l’autonomia sindacale dai partiti. Va in crisi il collateralismo della Cisl rispetto alla Democrazia cristiana, si allenta la cinghia di trasmissione che lega la Cgil al Partito comunista, le confederazioni avviano un confronto con il governo su un vasto programma di riforme economico-sociali: qualcuno parla addirittura di supplenza sindacale al sistema dei partiti” 18 . Una rinnovata capacità contrattuale e rappresentativa che viene in qualche modo sancita nella primavera del 1970 dall’approvazione, in Parlamento, dello Statuto dei lavoratori, contenente una serie di norme a garanzia della libertà sindacale e dei diritti dei lavoratori all’interno delle aziende. E’ proprio nel 1974, tuttavia, che il mutamento socio-culturale sin qui delineato, specie con riferimento al rapporto con i partiti, ha per la prima volta anche un chiaro riscontro politico alle urne. E non a seguito di una consultazione elettorale politica, ma di un “semplice” referendum, quello per l’abrogazione della legge sul divorzio che era stata introdotta tre anni e mezzo prima a firma degli onorevoli Fortuna e Baslini e con l’appoggio del Pci e del Psi oltre che dei partiti laici. La campagna referendaria, la cui fase culminante peraltro coincide con la prigionia del giudice Sossi, si trasforma sin da subito in uno scontro duro e quanto mai politicizzato tra il partito degli “abrogazionisti” e quello dei “divorzisti”, come ben presto la stampa li definisce. Il primo è energicamente guidato dalla Democrazia cristiana, specie dopo che il suo leader Amintore Fanfani vi ha intravisto la possibilità di un rilancio politico del partito, e di esso fa parte anche il Movimento sociale italiano. Per contro il gruppo dei sostenitori della legge, gli stessi che l’avevano votata in Parlamento nel 1970, non vede una posizione forte da parte del Partito comunista, che anzi affronta la campagna con qualche esitazione. Da un lato sono già presenti gli esordi di quella politica di ravvicinamento duraturo alle forze cattoliche, definita del “compromesso storico” da Enrico Berlinguer; dall’altro, la sensazione che intimorisce il leader del Pci è la stessa che anima i comizi di Amintore Fanfani: l’Italia non sembra affatto pronta ad una simile battaglia civile. 18 S. Zavoli, La notte cit., p. 36.
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Quando i media staccano la spina. Storia del blackout informativo durante gli ''anni di piombo''

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Informazioni tesi

  Autore: Gilberto Mastromatteo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Paola Magnarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 282

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