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Il cinema come lingua scritta della realtà. La riflessione di Pier Paolo Pasolini sul linguaggio cinematografico e il suo rapporto con la fenomenologia

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15 Il percorso di Pasolini è un ritorno all’originale semiologia naturale, al linguaggio “selvaggio” meno controllato dalla coscienza razionale. E’ questa dimensione brada e selvaggia del linguaggio cinematografico che sembra attrarre Pasolini. Gli consente di perdersi nel “brusio della vita” anziché evocarla e continuare a guardarla da fuori. (De Giusti, 1995 : 151) Il cinema diventa per il nostro autore un canale privilegiato per esprimere il suo amore per la realtà in cui immergersi senza interruzioni. Il suo stesso modo di riprendere e di costruire un film va alla ricerca dei metodi più efficaci per avvicinarsi sempre di più alla quotidianità, alla purezza della vita che già di per sé il mezzo cinematografico può riprodurre. Egli allestisce i suoi set in luoghi reali, utilizza attori non professionisti, è spesso lui stesso con la macchina a spalla a girare una scena. E’ soprattutto nel tempo passato che Pasolini, volendosi immergere nel mondo, cerca di ritrovare i segni di una realtà non omologata, non carica di finzione. Nei primi film questa è rappresentata dalle facce, dai gesti e dalle parole dei sottoproletari romani (così come nelle sue poesie era rappresentata dai contadini friulani). Non a caso i personaggi dei primi film muoiono tutti, quasi che l’autore si renda conto che è difficile trovare nel presente esempi e segni di una realtà incontaminata e vera. Dopo la “Trilogia della vita” - composta da Il decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972), Il fiore delle mille e una notte (1974) - egli sembra rendersi conto dell’illusione del tentativo di uscire dalla lingua, di sottrarsi ad ogni codice, per considerare solo quello della realtà. Con Salò o le centoventi giornate di Sodoma (1975), Pasolini ritorna all’irrealtà di un presente privo di segni che vadano al di là dell’omologazione, e la sua opera è caratterizzata dal pensiero dominante della perdita di realtà del mondo. Egli sembra scontrarsi con l’illusione di aver creduto che il cinema potesse sottrarsi alla convenzione linguistica, senza mediazioni.

Anteprima della Tesi di Giuseppe Perico

Anteprima della tesi: Il cinema come lingua scritta della realtà. La riflessione di Pier Paolo Pasolini sul linguaggio cinematografico e il suo rapporto con la fenomenologia, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giuseppe Perico Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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