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Bergson e Lévinas: emozione creatrice ed alterità

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12 § 3. L’intuizione Come è possibile la conoscenza dell’assoluto? Secondo Bergson, l’analisi, che è la modalità propria della scienza, non può che restare alla superficie delle cose, senza coglierne mai l’essenza. L’analisi, infatti, consiste «nell’esprimere una cosa in funzione di ciò che non è essa stessa. Ogni analisi è una traduzione, uno sviluppo in simboli, una rappresentazione presa da punti di vista successivi da dove si notano tanti contatti tra l’oggetto nuovo che si studia e altri che si crede di conoscere già» 2 . Unità e molteplicità non sono principi sufficienti per una conoscenza assoluta dell’oggetto. Bergson dedica un’ampia parte dell’Introduzione alla metafisica a queste categorie, dapprima evidenziando come i razionalisti abbiano assolutizzato la prima e gli empiristi 3 la seconda, poi spiegando che entrambe le determinazioni appartengono al concetto di durata, ma non lo esauriscono. Né empirismo né razionalismo possono raggiungere la conoscenza assoluta dell’oggetto: il primo, infatti, e qui Bergson si riferisce apertamente a «Taine e Stuart Mill, […] Psicologi per il metodo che applicano, […] metafisici per l’oggetto che si propongono» 4 , riduce la persona alla molteplicità dei suoi stati psicologici, poiché «cercando l’unità del me negli interstizi, in certo modo, degli stati psicologici, è condotto a colmare gli interstizi con altri stati, e così di seguito indefinitamente, in modo che il me, racchiuso in un intervallo che va sempre restringendosi, tende verso Zero via via che si spinge in avanti l’analisi;…» 5 . L’empirismo, insomma, «stanco di lottare, finisce per dichiarare che non vi è altro che la molteplicità degli stati psicologici…» 6 . Anche il razionalismo considera la persona a partire dalla molteplicità dei suoi aspetti, ma persiste a ricondurli tutti ad un’unità che, secondo Bergson, altro non è che una forma vuota, che pretende di contenerli tutti. L’assurdo, spiega il pensatore francese, è 2 H. Bergson, Introduction a la metaphysique, Alcan, Paris 1903, trad. it di B. Brunello, Introduzione alla metafisica, Nicola Zanichelli editore, Bologna 1949, p. 26 3 L’empirismo di cui Bergson parla qui non è certo quello autentico, che caratterizza anche la sua impostazione filosofica e di cui scrive, infatti: «Ma un vero empirismo è quello che si propone di accostarsi più che può all’originale stesso, di approfondirne la vita, e mediante una specie di auscultazione intellettuale, sentirne palpitare l’anima: questo vero empirismo è la metafisica». (H.Bergson, Introduzione alla metafisica, p. 40) 4 Ibi, p. 38 5 Ibi, p. 40 6 Ibi, p. 39

Anteprima della Tesi di Davide Fugante

Anteprima della tesi: Bergson e Lévinas: emozione creatrice ed alterità, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Davide Fugante Contatta »

Composta da 139 pagine.

 

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