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Tragedie a lieto fine del primo Settecento

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17 I.1.2 - Qualche notizia su le dénouement hereux Anche un accenno al lieto fine nella tragedia classica francese si rivela essenziale nell’individuazione dei più diretti antecedenti dei testi che ci apprestiamo a studiare. E ciò per ovvie ragioni. All’inizio del Settecento la drammaturgia francese era comunemente considerata la migliore d’Europa. Non solo, ma essa divenne costante termine di confronto per tutti coloro che in quegli anni si apprestavano a scrivere tragedie. A partire dalla polemica Orsi-Bouhours, 12 molti drammaturghi italiani individuarono nel teatro francese un termine di riferimento critico. Tutti i tentativi e le riflessioni per riformare il genere tragico si legavano ad una volontà di superare le grandi tragedie francesi, in cui si individuavano dei modelli fondamentali ma allo stesso tempo si criticavano i vizi ed i difetti 13 , in uno spirito di emulazione che spesso si traduceva in aperta rivalità, mossa talvolta da orgoglio nazionalistico. Inoltre, non è un dato trascurabile che i primi tentativi di rinnovare la scrittura tragica italiana e di riportare la tragedia al successo teatrale mossero proprio da traduzioni e messe in scena di testi francesi, come fu il caso dell’esperienza di P. J. Martello sul lato della scrittura e di L. Riccoboni sul lato della messa in scena. 14 Infine, le riflessioni teoriche che miravano all’individuazione delle regole per la perfetta tragedia trovarono le loro fonti, dopo Aristotele e i suoi interpreti, nei trattati teorici francesi. 12 Si tratta di una polemica letteraria che si aprì nel 1687 con la pubblicazione del saggio La manière de bien penser dans les ouvrages d’esprit del gesuita Dominique Bouhours, che criticava la più recente produzione poetica italiana come esempio di cattivo gusto. Il marchese Gian Gioseffo Orsi si fece portavoce della reazione degli intellettuali italiani con le Considerazioni sopra un famoso libro franzese intitolato La manière de bien penser dans les ouvrages d’esprit, pubblicate nel 1703. La polemica italo-francese proseguì ed ebbe il suo centro italiano a Bologna. Alle ragioni letterarie si legarono rivendicazioni nazionalistiche. Per un esame della questione si veda M. G. ACCORSI, Pastori e teatro. Poesia e critica in Arcadia, Modena, Mucchi, 1999. 13 In particolare in quasi tutti i trattati teorici si prendevano le distanze dall’eccessivo uso delle tematiche amorose, nonché dall’uso esagerato dei soliloqui e dei confidenti. 14 Cfr. S. INGEGNO GUIDI, Per la storia del teatro francese in Italia: L. A. Muratori, G. G. Orsi, P. J. Martello, in <<La Rassegna della Letteratura Italiana>>, LXXVIII (1974), nn.1-2, pagg. 64 sgg. e G. GUCCINI, Per una storia del teatro dei dilettanti: la rinascita tragica italiana nel XVIII secolo, in Uomini di teatro nel Settecento in Emilia Romagna, a cura di E.Casini Ropa, et al., Modena, Mucchi, 1986, vol. I, pagg.177-203.
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Tragedie a lieto fine del primo Settecento

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Informazioni tesi

  Autore: Simona Buonomano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Beatrice Alfonzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 473

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