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Tragedie a lieto fine del primo Settecento

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5 Questa esortazione sembrò presto produrre i suoi effetti. Proprio all’inizio del secolo assistiamo ad un nuovo fermento intellettuale: in tutta la penisola fioriscono dibattiti, si scrivono trattati teorici che discutono le regole per la perfetta tragedia e cominciano a realizzarsi i primi tentativi, nella scrittura e nella messa in scena, di nuove tragedie regolari. Uno dei motori di questo fenomeno fu probabilmente costituito dalla grande diffusione del teatro francese in Italia, che, accanto alle numerose traduzioni ed alle immancabili polemiche, produsse una volontà di riscossa nazionale ed un desiderio di emulazione. 3 Uno dei primi centri da cui si irradiò la riforma teatrale sembra essere stato Bologna, 4 dove un gruppo di intellettuali già dalla fine del Seicento si dedicò intensamente alle traduzioni di tragedie francesi, e dove si ebbero i primi tentativi di superamento del divario tra letteratura e teatro, con la messa in scena di testi tradotti e poi originali. Da quel momento in poi i testi tragici italiani si moltiplicarono, e, dopo lo straordinario successo della Merope nel 1713, non ci fu praticamente letterato che non si cimentasse nella tragedia. Proprio in questa fase sembra possibile costatare la presenza di un significativo numero di tragedie che si concludono felicemente ed in molti scritti di poetica teatrale si trovano opinioni favorevoli al lieto fine applicato al genere tragico. L’ipotesi dell’esistenza di una pratica diffusa di tragedie con scioglimento felice non è nuova e la fortuna del lieto fine nella drammaturgia tragica anteriore all’Alfieri è già stata messa in luce in studi recenti. 5 Secondo un’interpretazione comune, la diffusione del lieto fine in quest’epoca avrebbe una precisa motivazione: la tragedia italiana non riuscirebbe a riconoscersi in nessun valore collettivo, mancherebbero ad essa quei <>, 6 che per la tragedia greca erano stati rappresentati dal sistema del Fato o dalla fedeltà alla 3 Particolarmente significativa fu la ben nota polemica Orsi-Bouhours, per cui si veda M. G. ACCORSI, Pastori e teatro. Poesia e critica in Arcadia, Modena, Mucchi, 1999, pagg.247 sgg. 4 Cfr. II.1.1. 5 Cfr. F. FIDO, Tragedie antiche senza Fato: un dilemma settecentesco dagli aristotelici al Foscolo, in ID., Le Muse perdute e ritrovate, Firenze, Vallecchi, 1989, pag. 13, e soprattutto E. MATTIODA, Teorie della tragedia nel Settecento, Modena, Mucchi, 1994, cap. IV e ID. (a c. di), Tragedie del Settecento, Modena, Mucchi, 1999, tomo I, pagg. 43-53. 6 E. MATTIODA, Teorie della tragedia nel Settecento, cit., pag.7.

Anteprima della Tesi di Simona Buonomano

Anteprima della tesi: Tragedie a lieto fine del primo Settecento, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Buonomano Contatta »

Composta da 473 pagine.

 

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