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Il cinema parla dall'inconscio. Meccanismi di identificazione e di proiezione in due casi clinici esemplificativi di Disturbo Borderline di Personalità

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- 8 - ha ereditato, cioè dalla struttura cerebrale ereditaria. Queste sono le trame mitologiche, i motivi e le immagini che in ogni tempo e luogo possono riformarsi indipendentemente da ogni tradizione e migrazione storica. Questi contenuti io li denomino collettivamente inconsci." Dunque l'inconscio collettivo abbraccia le parti inferiori delle funzioni psichiche, le parti saldamente fondate, a decorso autonomo, ereditate, onnipresenti e impersonali. L'inconscio personale abbraccia le parti superiori delle funzioni psichiche, cioè quelle acquisite e sviluppate ontogeneticamente. L'espressione tipica dell'inconscio collettivo sono gli archetipi: immagini arcaiche e primordiali, proprie di un'epoca o di tutta l'umanità, che si manifestano, a livello individuale, nei sogni, nell'immaginazione provocata e nei disegni liberi e a livello collettivo, nei miti, nelle fiabe e nelle opere d'arte. Il nome deriva da Sant'Agostino ed indica un typos (impronta), cioè un insieme ben definito di carattere arcaico contenente motivi mitologici. Gli archetipi non sono contenuti o rappresentazioni inconsce, ma forme che strutturano l'inconscio collettivo; sono vuoti e formali, sono possibilità di rappresentazione date a priori. Jung (1954) paragona gli archetipi al sistema assiale di un cristallo, che preforma la cristallizzazione nell'acqua madre, senza possedere in sé un'esistenza materiale. Quest'ultima appare solo nel modo in cui si aggregano gli ioni e poi le molecole. Per concludere, occorre distinguere tra archetipi, che sono latenti e inconsci e immagini archetipiche, che sono le manifestazioni di questi alla coscienza. 1.1.2 L' IO E IL SUO SCHELETRO NELL' ARMADIO Al centro della coscienza si trova l'Io, costituito in primo luogo da una generale consapevolezza del proprio corpo, della propria esistenza e dei propri dati mnestici; in secondo luogo da una parte (le funzioni endopsichiche) che ci permette di entrare in contatto con il nostro inconscio personale. Jung (1968) descrive l'Io come un frammento di coscienza che fluttua sull'oceano dei contenuti oscuri. Esso è immaginabile così (Fig. 1.2):

Anteprima della Tesi di Elisabetta Girotti

Anteprima della tesi: Il cinema parla dall'inconscio. Meccanismi di identificazione e di proiezione in due casi clinici esemplificativi di Disturbo Borderline di Personalità, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Elisabetta Girotti Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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