Il mito di Marte nella fantascienza americana

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16 anche in questo campo, si faceva ancora sentire, ma a poco a poco si fecero strada ipotesi alternative, destinate a sconvolgere di nuovo il paradigma marziano. L’atmosfera marziana, per esempio, incominciò a rivelarsi molto più rarefatta di quanto si pensasse e con un’alta concentrazione di diossido di carbonio. La presenza di acqua non veniva confermata dalle analisi spettroscopiche e quella che forse era contenuta ai poli in forma ghiacciata sembrava davvero troppo poca a garantire la vita. Le temperature si prospettavano molto più rigide di quanto ipotizzato da Lowell, che paragonava il clima di Marte a quello inglese. Infine, dalle più recenti osservazioni emergeva un altro dato nuovo, ossia la presenza di montagne e vulcani sulla superficie del pianeta, dato, questo, che ne metteva in crisi l’ormai leggendaria piattezza. Il nuovo paradigma che si andava costituendo, cioè quello di un pianeta molto più arido e invivibile di quanto si fosse mai pensato, troverà definitiva consacrazione nel 1965, data storica nello studio di Marte. Fu in quest’anno, infatti, che la sonda americana Mariner 4 riuscì a inviare le sue prime straordinarie immagini ravvicinate. Con esse, forse in maniera fin troppo brusca e precipitosa, ha fine un’epoca fatta di speculazioni fantastiche e ne ha inizio un’altra, molto più tecnologica e realistica. Le sconcertanti foto del Mariner 4, infatti, mostravano una superficie brulla e grigiastra, del tutto priva di canali, ma in compenso ricca di crateri, proprio come la Luna. Le analisi dell’atmosfera rivelarono che questa non solo era estremamente rarefatta, ma anche composta al 95% di diossido di carbonio, cioè praticamente irrespirabile. Mentre i russi, che pur avevano iniziato per primi la corsa al pianeta rosso, continuavano ad avere problemi con i propri lanci, gli americani riuscirono a mandare in porto altre due missioni. Nel 1969, il Mariner 6 e il Mariner 7 inviarono altre immagini, molto simili alle precedenti, costringendo gli astronomi a fare i conti con un Marte apparentemente davvero poco interessante. Tuttavia le tre sonde, nel complesso, avevano coperto appena il 10% della superficie. Il pianeta aveva ancora molto da rivelare e lo fece nel 1971, quando la sonda americana Mariner 9 riuscì a sorvolarlo quasi interamente. Il paesaggio marziano si mostrò particolarmente vario, ricco di sorprese come Olympus Mons, la più alta montagna del nostro sistema solare, e Valles Marineris, un enorme canyon che si estende per 4000 chilometri lungo la linea dell’equatore. Ma, soprattutto, la superficie risultava scavata da una rete di canali e affluenti che avevano tutta l’aria di essere stati formati dallo scorrere dell’acqua. Pur non essendocene la certezza assoluta, il fenomeno lascia supporre che anche Marte, in passato, fosse caldo e umido come lo è oggi la Terra.

Anteprima della Tesi di Alessandra Francesconi

Anteprima della tesi: Il mito di Marte nella fantascienza americana, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandra Francesconi Contatta »

Composta da 153 pagine.

 

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