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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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6 Capitolo 1 Marte: un excursus storico 1. Dall’antichità al Cinquecento Per capire il fascino e l’interesse che Marte, il quarto pianeta del nostro sistema solare, ha esercitato per anni sull’immaginario collettivo, bisogna ripercorrere la storia delle osservazioni e degli studi che lo hanno riguardato sin dall’antichità. Dopo essere stato per migliaia di anni soltanto un puntino rossastro tra la moltitudine delle stelle, già presso gli Egizi (3000 a.C.) Marte era stato identificato e battezzato, proprio in virtù del suo colore, Har décher, ossia “il rosso”. I Babilonesi lo chiamarono Nergal, dal nome del dio della morte e della pestilenza, ma presso di loro le osservazioni astronomiche erano ancora subordinate alla religione. Furono i Greci i primi ad assumere una prospettiva moderna e razionale e a identificare Marte per quello che è realmente, ossia uno dei cinque “vagabondi” (in greco planetes) dello spazio, un pianeta che si muove rispetto alle stelle cosiddette “fisse”. Essi lo chiamarono Ares, figlio di Zeus e dio della guerra, probabilmente perché la guerra viene associata al sangue e al fuoco. Anche i Romani diedero al pianeta il nome del loro dio della guerra, Marte, secondo per importanza soltanto a Giove e protettore di Roma, di cui si può considerare il capostipite in quanto padre leggendario di Romolo e Remo. Nonostante la sua vicinanza, Marte creò diversi problemi agli antichi, i quali, potendo disporre soltanto della propria vista per osservarlo, non riuscirono a spiegarsi le cicliche anomalie del suo moto. Ogni due anni e due mesi circa, infatti, proprio quando il pianeta si trova in “opposizione” rispetto al Sole e più vicino alla Terra, esso interrompe momentaneamente il suo consueto moto da est a ovest e procede in senso inverso. Il fatto destò lo stupore dei primi osservatori, al punto che Plinio arrivò ad etichettarlo “inobservabile sidus”. Nell’universo geocentrico che gli antichi si erano costruiti, in cui i pianeti e il Sole seguivano un’orbita circolare intorno alla Terra, non c’era spazio per i complessi movimenti che essi notavano nel cielo. Come pure non c’era spazio per qualsiasi dottrina, come quella eliocentrica di Aristarco di Samo (250 a.C. circa), che mettesse in discussione la perfetta armonia dell’universo. La sua teoria – che, pur con tutte le sue imperfezioni, era comunque un primo passo verso una corretta interpretazione del cosmo – era decisamente troppo all’avanguardia

Anteprima della Tesi di Alessandra Francesconi

Anteprima della tesi: Il mito di Marte nella fantascienza americana, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessandra Francesconi Contatta »

Composta da 153 pagine.

 

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