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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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11 Nel 1867 l’americano Richard Anthony Proctor elaborò la mappa più dettagliata che fosse stata disegnata fino a quel momento. Seguendo l’opinione ormai comune all’epoca, Proctor interpretò le zone scure come “mari” e quelle chiare come “continenti”, consolidando l’immagine di Marte come pianeta gemello della Terra. La sua nomenclatura, ampiamente criticata perché basata quasi esclusivamente su nomi di astronomi inglesi, avrà vita breve e sarà presto soppiantata da quella di gran lunga più evocativa del grande astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli. Con Schiaparelli e l’opposizione del 1877 si apre la fase più suggestiva degli studi marziani. La prima grande scoperta di quell’anno venne dall’U.S. Naval Observatory di Washington. Qui l’astronomo Asaph Hall, con un notevole spirito di iniziativa, riuscì a smentire quanto da sempre era stato affermato nei testi ufficiali, ossia che Marte non possedeva lune. Nell’agosto del 1877, dopo diversi tentativi falliti, Hall scorse dapprima il satellite più esterno e poi, a distanza di alcuni giorni, anche quello più interno. Li battezzò rispettivamente Deimos e Phobos, i nomi dei due compagni di Marte nel quindicesimo libro dell’Iliade. Da quel momento gli avvistamenti dei due satelliti si susseguirono, dando credito alla scoperta e stimolando la fantasia di chi, come Edward Holden e Henry Draper, credette di vederne anche più di due. È curioso ricordare che se la scoperta astronomica delle lune marziane è relativamente recente, già più di un secolo prima era stata ipotizzata con sorprendente precisione dallo scrittore irlandese Jonathan Swift. Nei Gulliver’s Travels, infatti, Swift non solo racconta che gli astronomi dell’isola di Laputa hanno scoperto due satelliti intorno a Marte, ma ne descrive le orbite basandosi sulle leggi di Keplero: [The astronomers] have likewise discovered two lesser stars, or satellites, which revolve about Mars, whereof the innermost is distant from the center of the primary planet exactly three of his diameters, and the outermost five; the former revolves in the space of ten hours, and the latter in twenty-one and a half; so that the squares of their periodical times are very near in the same proportion with the cubes of their distance from the center of Mars, which evidently shows them to be governed by the same law of gravitation that influences the other heavenly bodies. 1 (SWIFT, 1998, p. 136) 1 “[Gli astrononomi] hanno pure scoperto due stelle minori, o satelliti, che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino dista dal centro del pianeta principale esattamente tre volte il suo diametro, e il più lontano cinque; il primo compie il suo giro in dieci ore, il secondo in ventuno e mezzo: così che i quadrati dei loro tempi periodici son quasi nella stessa proporzione con i cubi delle loro distanze dal centro di Marte, cosa che mostra chiaramente come siano governati da quella stessa legge di gravitazione che agisce sugli altri corpi celesti” (SWIFT, 1995, p. 154).
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Il mito di Marte nella fantascienza americana

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Francesconi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Valerio Massimo De Angelis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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