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Due traduzioni ceche del Poema Gory di Marina Cvetaeva

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4 percorrendo le strette viuzze dall’atmosfera medievale, visitando le Chiese dove il gotico si mescola al barocco e soffermandosi sul ponte Carlo a guardare la Moldava e il suo amato cavaliere in cui si riconosceva. Proprio per questo particolare rapporto con la città e con il popolo ceco, rimane assai colpita dalla notizia dell’occupazione tedesca di gran parte del territorio ceco, verificatasi in seguito alla Conferenza di Monaco del settembre 1938 e inizia a raccogliere tutte le notizie possibili dai giornali francesi, mentre le sue lettere all’amica si fanno più concitate e intense. Tra il 1938 e il 1939, mentre si consuma la tragedia della piccola repubblica aggredita con il consenso delle potenze occidentali dal governo nazista, la Cvetaeva condensa il suo amore per questo Paese negli Stichi k Čechii, il suo ultimo ciclo, scritto alla vigilia del ritorno in URSS. Ad A. Tesková scrive: «Я Чехию чувствую свободным духом, над которым не властна. А в личном порядке я чувствую её своей страной, родной страной […]» (Lettera del 23 maggio 1938) 3 e: «Бесконечно люблю Чехию и бесконечно ей благодарна, но не хочу плакать над ней, (над здоровым не плачут, а она, среди стран – единственная здоровая, больны – те!), итак, не хочу плакать над ней, а хочу её петь» (Lettera del 3 ottobre 1938) 4 . Purtroppo questi versi non verranno pubblicati subito in Cecoslovacchia a causa della censura, ma dopo la fine della seconda guerra mondiale diventeranno molto popolari e costituiscono tuttora uno dei motivi per cui la poetessa russa è ancora molto nota e amata dal popolo ceco. 3 Cvetaeva, Marina, Ibidem. “Sento la Boemia come un libero spirito sul quale i corpi non hanno alcun potere. E personalmente sento la Boemia come la mia terra, il mio paese natale […]”, trad. di Serena Vitale, op. cit. 4 Cvetaeva, Marina, Ibidem. “Amo la Boemia infinitamente e le sono infinitamente riconoscente, ma non voglio piangere su di lei, (sui sani non si piange e lei, tra i Paesi, è l’unica sana, ammalati sono gli altri!), sì, non voglio piangere su di lei, ma voglio cantare di lei”, trad. mia.

Anteprima della Tesi di Maria Cristina Motta

Anteprima della tesi: Due traduzioni ceche del Poema Gory di Marina Cvetaeva, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Cristina Motta Contatta »

Composta da 258 pagine.

 

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