Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

14 sono i parametri in base ai quali le emittenti saranno giudicate e potranno magari guadagnarsi fiducia e fama a livello mondiale. Dirette televisive, telegiornali non-stop, edizioni speciali, numeri monografici: l’informazione di guerra monopolizza tutti i canali, trasformandosi in un “super-genere” che assorbe anche gli spazi generalmente dedicati all’intrattenimento. L’enorme abbondanza di spazi identificati come “di informazione” crea nel pubblico la sensazione di avere veramente la possibilità di vedere tutto, di poter seguire il conflitto in tempo reale, fin nei minimi dettagli. Le redazioni assumono anche il ruolo di “cerimonieri” dell’evento: lo spiegano e cercano di renderlo più comprensibile al pubblico dei profani, attraverso una serie di temi e strutture narrative ricorrenti. Armi e schieramenti sono descritti con minuzia, anche nei particolari più tecnici. Esperti militari e di geopolitica vengono interpellati quotidianamente per piegare le mosse dei combattenti o anticiparne le tattiche. Le iniziative diplomatiche, gli ultimatum, i discorsi ufficiali e le minacce incrociate tra leader e capi di stato vengono trasmessi, nell’ambito di una strategia di media diplomacy. 15 Spesso si dà voce anche a chi individua, dietro ai conflitti e alle scelte degli attori coinvolti, ragioni meno palesi e comunque diverse da quelle solitamente proclamate. Numerosi servizi raccontano con pathos la partenza degli eroici soldati e la loro vita al fronte, sulle portaerei e sui caccia. Ci si concentra per ore (o per decine di pagine) sulle mostruosità commesse dai terribili dittatori contro cui si sta combattendo. Si descrivono gli aiuti che arrivano alle popolazioni colpite dalla guerra, gli obiettivi perfettamente centrati dalle armi intelligenti e, quando le bombe sbagliano bersaglio, si parla di “effetti collaterali”. Probabilmente uno dei personaggi quantitativamente meno rilevanti nei racconti di guerra sono i civili. Molti studi hanno dimostrato che nei conflitti della seconda metà del Ventesimo secolo, oltre il 90 % delle vittime sono state civili, senza considerare il numero di profughi all’estero o di sfollati all’interno del Paese, i cui problemi spesso continuano per anni dopo la fine della guerra 16 . I civili coinvolti nelle guerre costituiscono un argomento particolarmente delicato: sono spesso difficili da 15 Rossella Savarese (Guerre intelligenti, Franco Angeli, Milano, 1995) utilizza questa espressione in riferimento al ruolo dei media come “ambasciatori catodici” tra capi di Stato, diplomatici e policymakers, soprattutto in situazioni di crisi o conflitto. Questo modo di gestire le relazioni politiche e diplomatiche si è diffuso a partire dagli anni Sessanta. 16 Si vedano ad esempio i dati riportati in Weiss, Thomas, Collins, Cindy, Humanitarian Challenges & Intervention, Westview Press, Boulder-Oxford, 2000. Le guerre degli ultimi dieci anni hanno causato cinquanta milioni di senzatetto e la morte di due milioni di bambini. Per quanto riguarda il rapporto tra morti civili e combattenti, si è calcolato che in Bosnia, Ruanda e Somalia circa il 95 % delle vittime erano cittadini inermi.

Anteprima della Tesi di Ilaria Buselli

Anteprima della tesi: Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ilaria Buselli Contatta »

Composta da 390 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3769 click dal 24/03/2005.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.