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Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

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15 raggiungere per gli organi di informazione (e talvolta anche per gli operatori umanitari), le loro sofferenze possono essere strumentalizzate e gli esperti di comunicazione degli eserciti hanno imparato a gestire con estrema cura anche questo aspetto, per cercare di controllare gli effetti che una diffusione troppo libera delle notizie potrebbe avere sull’opinione pubblica interna o internazionale. 1.2.2. La guerra in salotto e la sindrome del Vietnam Il lungo conflitto che vide gli Stati Uniti impegnati in Indocina in un’estenuante e logorante “guerra di guerriglia”, è generalmente considerato e citato come il momento di svolta nelle relazioni tra media e eserciti. Dalla metà degli anni Settanta, all’inizio di ogni nuovo conflitto si torna a parlare di “sindrome del Vietnam” o di “timori di un effetto Vietnam” 17 per motivare la decisione degli eserciti di tenere sotto controllo l’informazione, di censurare le fonti dei reporter, di ostacolare la diffusione di notizie e immagini riguardanti vittime civili o propri militari uccisi in battaglia o nel corso di imboscate. L’opposizione alla guerra in Vietnam costituì uno dei movimenti più forti e visibili dell’America degli anni Sessanta e Settanta e ancora oggi molti sostengono che i media, mostrando le terribili immagini delle devastazioni prodotte dai militari statunitensi sul territorio e sui villaggi vietnamiti, i ragazzini ustionati dal napalm, i bonzi che si davano fuoco nelle piazze per protesta e le salme dei soldati americani che rimpatriavano nelle body bags, causarono la crescente opposizione dell’opinione pubblica alla condotta del proprio governo e del proprio esercito in Oriente. La guerra in Vietnam non fu la prima ad essere portata fin dentro le case, nei salotti dei cittadini che vivevano in Paesi non interessati dalle operazioni militari. Radio, film, fotografie e giornali avevano già raccontato la seconda guerra mondiale e quella di Corea. La tv si era accreditata come “cronista della storia” agli occhi del pubblico, soprattutto a partire dal 1963, quando trasmise in tempo reale l’omicidio del Presidente John Kennedy a Dallas. Anche per questo negli anni Sessanta si diffuse anche l’idea che il Vietnam avrebbe inaugurato una vera e propria nuova era della visibilità delle guerre, 17 In ambito militare e di politica internazionale si parla invece di “sindrome del Vietnam” a proposito della riluttanza statunitense ad impegnarsi in lunghe ed incerte operazioni militari di terra, che comportano il rischio di ingenti perdite. Naturalmente l’aspetto comunicativo e quello militare sono tra loro legati.
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Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Buselli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Enrico Menduni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 390

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Parole chiave

afghanistan
diritti umani
guerra umanitaria
intervento umanitario
media e guerra
organizzazioni non governative
spettacolo del dolore

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