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Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan

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2 arretrati del mondo, governato da un gruppo di fanatici religiosi iconoclasti, assassini e torturatori, che hanno realizzato la società sognata dagli islamisti. Le donne sono negate, imprigionate in burqa azzurrini e private di ogni diritto, i mutilati sembrano essere milioni, qualsiasi forma di divertimento e libertà è stata messa al bando, la sharia viene applicata con estremo rigore, le faide omicide sono legalizzate, macabre punizioni fisiche e pubbliche esecuzioni sono l’unico spettacolo ammesso. Dopo anni di sostanziale silenzio e denunce inascoltate di operatori, organizzazioni umanitarie e attivisti, l’audience globale scopre un mondo terribile, medievale, inimmaginabile e incomprensibile, che reclama un intervento immediato in difesa della popolazione, a tutela dei diritti umani brutalmente violati. Volontà di vendetta e necessità di giustizia, rafforzate dalla determinazione a difendere le libertà e i valori occidentali, si uniscono indissolubilmente all’imperativo morale di aiutare gli afgani a cacciare i talebani, responsabili di ospitare e nascondere il satanico Osama Bin Laden e i suoi terroristi. La comunità internazionale sostiene le milizie mujaheddin del Fronte Unito nella guerra civile contro gli studenti coranici e la liberazione dell’Afghanistan dal medioevo sanguinario diventa una issues centrale nell’agenda dei media. Per questo la cacciata dei talebani dalle città, il ritorno dei simboli della libertà sono salutati come la vittoria della prima tappa della guerra globale al terrorismo internazionale. A detta dei suoi sostenitori, Enduring freedom ha introdotto una nuova fase delle guerre umanitarie. Se il Kosovo era stata la prima guerra combattuta in difesa di valori universali e non per interessi di parte, l’Afghanistan è stata la dimostrazione che la tutela dei propri interessi non può essere scissa dall’aiuto alle popolazioni povere e oppresse e dall’estensione dei propri valori, ritenuti universalmente validi. Il piano militare e quello umanitario, si è sostenuto, costituiscono i due lati della medesima medaglia. La pretesa di combattere in nome di valori universali amplia il quadro interpretativo del conflitto: lo scontro simbolico e culturale assume un ruolo centrale e il dibattito sulle civiltà e le diverse concezioni dei diritti umani diventa dominante. Nonostante i politici si sforzino di diffondere messaggi inclusivi e universalistici, che smentiscano il framing della guerra come “scontro di civiltà” 2 o di religione, i media generalmente riproducono una polarizzazione piuttosto netta dell’opposizione tra Occidente e Islam, avvalorando 2 Huntinghton, Samuel, The Clash of Civilization and the Remaking of the World Order, Simon & Schuster, New York, 1996. Traduzione italiana di Sandro Minucci, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano, 1997.

Anteprima della Tesi di Ilaria Buselli

Anteprima della tesi: Enduring Freedom. Retorica umanitaria e spersonalizzazione nella nuova guerra in Afghanistan, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Ilaria Buselli Contatta »

Composta da 390 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.