Alle origini della questione libanese: la vicenda di un Paese “composito” nella storia di un contesto “complicato”

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Le logiche dell’equilibrio sulle quali si fondava il Concerto Europeo, per inerzia funzionanti anche nella patologia dei rapporti, condussero Istanbul ad entrare in guerra a fianco degli imperi centrali (Austria e Germania) per contro-bilanciare la netta preponderanza delle forze della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia). Al momento della sua entrata in guerra, la Gran Bretagna instaurò de jure il suo protettorato sull’Egitto; tuttavia, nonostante la sua consolidata posizione nel Mediterraneo orientale, Londra non riuscì a sfondare la linea dei Dardanelli. Fu allora che gli inglesi cercarono di dar vita a un fronte interno contro i turchi, suscitando la rivolta delle province arabe. Furono stabiliti dei contatti con lo sceriffo della Mecca, Hussein. Quale funzionario dell’impero ottomano avrebbe potuto esercitare maggiore influenza del custode dei luoghi santi dell’Islam? Per il tramite di Hussein, la Gran Bretagna sperava di ottenere il sostegno, o almeno la benevola neutralità, delle masse arabe. Le trattative furono avviate dall’alto commissario inglese presso Il Cairo, Mac Mahon. In una celebre corrispondenza, ricca di ambiguità e successive smentite, veniva ridisegnata la carta geopolitica del Medio Oriente post-bellico. Sia pure con qualche riserva, gli inglesi convenivano sulla restaurazione di un grande impero arabo retto dal califfo Hussein, cui si sarebbero affiancati i figli Faisal e Abdullah, rispettivamente sovrani di Siria-Iraq e Palestina. In cambio, Londra ottenne, grazie al colonnello Lawrence, incaricato dal Ministero degli Esteri di una missione presso Hussein, che nel giugno del 1916 gli arabi si sollevassero contro il centralismo autoritario dei “Giovani Turchi”, invisi in quanto, a partire dal 1915, attuavano una feroce repressione di tutti i movimenti autonomistici locali (armeno, cristiano- libanese, cristiano-anatolico). Di fatto gli inglesi promettevano ai principi della dinastia hascemita un’Arabia indipendente soltanto dagli ottomani; dunque, un’Arabia “sotto tutela” inglese. Benché la Gran Bretagna controllasse l’Egitto dal 1882, la Francia non avrebbe acconsentito ad un Medio Oriente totalmente sotto influenza londinese. Del resto, grazie ad imponenti investimenti economici e ad una politica di “assimilazione culturale” promossa attraverso l’insegnamento scolastico impartito alle popolazioni locali, la Francia era la potenza dominante nella c.d. “Siria naturale”, tanto che si parlava addirittura di una “Francia d’Oriente”. Il problema che concretamente si pose di fronte all’attrito tra gli accordi Mac Mahon-Hussein e gli interessi francesi in Medio Oriente fu il seguente: come stabilire i limiti tra l’Arabia filo-britannica e la Siria filo-francese? La trattativa venne affidata ai diplomatici francese Picot e inglese Sikes; essa si protrasse per molti mesi rispecchiando l’evoluzione dei rapporti di forza; si concluse nel maggio 1916 con uno scambio di lettere tra l’ambasciatore di Francia a Londra, Cambon, e il segretario del Foreign Office, Grey. Gli accordi, passati alla storia coi nomi dei due negoziatori, Sikes-Picot, operavano una spartizione del Medio Oriente tra Gran Bretagna e Francia.

Anteprima della Tesi di Gianluca Serra

Anteprima della tesi: Alle origini della questione libanese: la vicenda di un Paese “composito” nella storia di un contesto “complicato”, Pagina 1

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Gianluca Serra Contatta »

Composta da 45 pagine.

 

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